Delitti passionali: ogni tre giorni in Italia viene uccisa una donna

Nei primi quattro mesi del 2012 sono state uccise 55 donne per mano dell’uomo che avrebbe dovuto proteggerle e amarle. Vanessa Scialfa è solo l’ultima della lista, un elenco che ogni anno diventa più lungo, non si tratta di delitti passionali ma di femminicidio

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femminicidio

Riempie di rabbia il triste primato europeo dell’Italia, una emergenza sociale che arriva dall’incredibile numero di omicidi intrafamiliari. Ogni tre giorni in Italia viene uccisa una donna, nei primi quattro mesi del 2012 sono 55 le donne uccise, delitti quasi sempre per mano del marito, del fidanzato o di un ex.

Vengono in genere definiti delitti passionali ma con l’amore non c’entrano davvero niente. L’ultimo delitto atroce la cui notizia è giunta nelle case di tutti è quello di Vanessa Scialfa che per credere in un amore ha perso la vita quando aveva solo 20 anni. Ad ucciderla è stato il suo convivente che per gelosia l’ha strangolata, l’ha avvolta in un lenzuolo e poi l’ha gettata da un ponte.

Nel 2010 le donne vittime degli uomini di cui si fidavano e che in qualche modo amavano sono state 127, nel 2011 137, e il dato di questi ultimi quattro mesi suscita orrore e paura. I media se ne occupano di continuo ma li definiscono come omicidi passionali, raptus improvvisi, ma sembra più giusto utilizzate il termine femminicidio, inteso come la distruzione totale della donna.

La criminologa Roberta Bruzzone, consulente del Telefono Rosa, commenta che di gente che uccide in preda ad un raptus ne ha vista pochissima mentre si tratta di omicidi premeditati e lucidi e aggiunge che spesso le vittime vengono prima torturate psicologicamente e poi massacrate con efferatezza. In aiuto delle donne dalla sua forte esperienza chiede a chiunque riceva maltrattamenti di non sottovalutarli: “E’ pericoloso accettare anche il primo schiaffo: perché dopo, quasi sicuramente, ne seguiranno altri e sarà sempre peggio”.

Ieri in piazza Montecitorio Tilt ha dato vita ad un’azione dimostrativa esibendo in un flash mob 55 cartelli, uno per ogni donna uccisa nel 2012. E’ necessario un impegno concreto per contrastare il fenomeno della violenza in famiglia purtroppo troppo sottovalutato

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Riempie di rabbia il triste primato europeo dell’Italia, una emergenza sociale che arriva dall’incredibile numero di omicidi intrafamiliari. Ogni tre giorni in Italia viene uccisa una donna, nei primi quattro mesi del 2012 sono 55 le donne uccise, delitti quasi sempre per mano del marito, del fidanzato o di un ex.

Vengono in genere definiti delitti passionali ma con l’amore non c’entrano davvero niente. L’ultimo delitto atroce la cui notizia è giunta nelle case di tutti è quello di Vanessa Scialfa che per credere in un amore ha perso la vita quando aveva solo 20 anni. Ad ucciderla è stato il suo convivente che per gelosia l’ha strangolata, l’ha avvolta in un lenzuolo e poi l’ha gettata da un ponte.

Nel 2010 le donne vittime degli uomini di cui si fidavano e che in qualche modo amavano sono state 127, nel 2011 137, e il dato di questi ultimi quattro mesi suscita orrore e paura. I media se ne occupano di continuo ma li definiscono come omicidi passionali, raptus improvvisi, ma sembra più giusto utilizzate il termine femminicidio, inteso come la distruzione totale della donna.

La criminologa Roberta Bruzzone, consulente del Telefono Rosa, commenta che di gente che uccide in preda ad un raptus ne ha vista pochissima mentre si tratta di omicidi premeditati e lucidi e aggiunge che spesso le vittime vengono prima torturate psicologicamente e poi massacrate con efferatezza. In aiuto delle donne dalla sua forte esperienza chiede a chiunque riceva maltrattamenti di non sottovalutarli: “E’ pericoloso accettare anche il primo schiaffo: perché dopo, quasi sicuramente, ne seguiranno altri e sarà sempre peggio”.

Ieri in piazza Montecitorio Tilt ha dato vita ad un’azione dimostrativa esibendo in un flash mob 55 cartelli, uno per ogni donna uccisa nel 2012. E’ necessario un impegno concreto per contrastare il fenomeno della violenza in famiglia purtroppo troppo sottovalutato

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