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Paolo Bosusco in tv: “Sono stato rapito altre volte”

Torniamo a parlare della vicenda dei due italiani rapiti in India, nella regione dell’Orissa: stiamo parlando di Claudio Colangelo e di Paolo Bosusco. Proprio quest’ultimo, liberato da ore, è andato in televisione, su La7, ospite del programma di Daria Bignardi, “Le invasioni Barbariche”. L’uomo ha confidato: «Non è la prima volta che sono stato rapito in India».Sarebbe stato rapito anche in altre occasioni quindi, anche se ha precisato che è stato «solo per poche ore, sono state le tribù locali. Ma non ho detto nulla – ha aggiunto – per non creare problemi». Paolo Bosusco nutre un grande amore per quella terra e per le popolazioni primitive che ci vivono, al punto da non riuscire ad odiare nessuno per quello che gli è capitato. Ha raccontato poi alla Bignardi come sono stati rapiti lui e Colangelo:
«Ci hanno accerchiati, gettati a terra, legati e presi a calci in pancia. Poi ci hanno bendati e condotti nella jungla fino dal comandante. Qui abbiamo incontrato il comandante. Lui ci ha detto subito che il loro obiettivo era scambiarci con dei loro attivisti tenuti in carcere. Quando insistevo perchè Claudio fosse liberato rispondeva che non ha mai ammazzato nemmeno un pollo». Ha rivelato anche che nei 28 giorni di prigionia ha sempre rifiutato di fare degli appelli: «Non volevo fare l’ostaggio che piange – ha spiegato – e dare ai miei familiari l’impressione che andasse tutto bene». Ha raccontato di avere sofferto la fame. «I maoisti – ha spiegato – ci davano quello che trovavano: una patata, due chapati (pane non lievitato indiano) e riso di pessima qualità». Bosusco spiega che gli ostaggi non sono legati, ma ogni tentativo di fuga era inutile
«perchè dovevi conoscere la loro disposizione difensiva. C’erano sentinelle lontane chilometri, tutte armate. E poi Claudio non sarebbe stato in grado di starmi dietro». Tra gli episodi che ricorda c’è l’uccisione di un cobra a due metri dalla sua tenda. «Invece, mi ha fatto piangere il racconto di uno dei rapitori, la cui sorella è stata presa, incarcerata e violentata dalla polizia. Quando l’ho saputo, ho detto al comandante che se era vero avremmo dovuto aspettare che fosse liberata prima di liberare me». Anche queste parole esprimono tutto l’amore di Bosusco per l’Orissa.

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