Roma, infermiera malata di tubercolosi, a rischio i neonati

L’allarme è scattato al reparto di neonatologia del policlinico Agostino Gemelli di Roma, la causa è la scoperta da parte di una infermiera dello stesso reparto di avere contratto la tubercolosi. Non si conosce il periodo esatto in cui la donna si è ammalata, di conseguenza per precauzione la direzione sanitaria ha richiamato tutte le famiglie dei bimbi nati al Gemelli tra i primi giorni di marzo 2011 e la metà di luglio. Ovvero si tratta di circa mille neonati che dovranno essere sottoposti al protocollo di prevenzione. Niente di complicato, ma che nel frattempo sta comprensibilmente creando ansia e paura alle mamme e ai papà dei piccoli a rischio.

I bambini invitati dovranno sottoporsi ad un test ematico che risponderà alla domanda che interessa i sanitari, ovvero se sono presenti gli anticorpi della tubercolosi. In caso di rilievo positivo vorrà dire che il contagio c’è stato e in tal caso si farà riferimento ai protocolli internazionali, dunque, alla somministrazione dell’antibiotico necessario, la Rifampicina. Nel caso l’esito risulti negativo e gli anticorpi inesistenti, tutto sarà normale e resterà il ricordo di qualche attimo di ansia.

I centri dove stanno già avvenendo i controlli sono l’ospedale Spallanzani, il Bambino Gesù, l’Asp e la Asl Roma E, e ovviamente il policlinico Gemelli. A infondere tranquillità ai genitori dei piccoli c’è il messaggio del responsabile del reparto di neonatologia dove l’infermiera lavorava, Costantino Romagnoli, che assicura che il rischio che i bimbi abbiano contratto la tubercolosi non è giudicato elevato.

In base alle delucidazioni in merito sempre si Romagnoli, leggiamo i sintomi della malattia, ovvero febbre e tosse persistente. La tubercolosi si manifesta nell’arco di 12 settimane dal momento del contagio, che avviene per via aerea. Basta dunque un colpo di tosse e se è vero che il rischio contagio è comunque basso, la prudenza è necessaria perché i bacilli potrebbero depositarsi nei polmoni provocando conseguenze ben più gravi.

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