Batterio killer Escherichia Coli: c’è primo caso sospetto in Italia

Arriva dall’ Alto Adige la notizia di un turista ricoverato oggi, con problemi intestinali. Sarebbe dunque, il primo caso sospetto in Italia di infezione dal batterio E.coli. Non vi è ancora una diagnosi certa e i risultati delle analisi dovrebbero essere disponibili solo lunedì.
Servono infatti 48 ore per esaminare i campioni di materia fecale prelevati e poi inviati in laboratorio, in questo caso a Bolzano, dove si verificherà l’eventuale presenza del batterio E.Coli, del ceppo che ha contagiato più di 1.800 persone in Germania e ha già ucciso almeno 19 persone, per complicazioni renali seguite al contagio.

Il direttore dell’ospedale di Merano, Irene Pech, ha riferito che allo stato attuale è impossibile fare una diagnosi, sottolineando che ci sono in giro parecchi casi di influenza gastro-intestinale. Il dottor Peter Mien, capo del reparto di malattie infettive, dice: “si parla di casi sospetti in presenza di diarrea emorragica”, osserva, anche se i sintomi dell’infezione da E.coli soprattutto all’inizio possono non includere il sangue nelle feci.

Martedì, il batterio E.Coli di questo ceppo particolarmente aggressivo è stato trovato in una turista tedesca nel Tirolo austriaco; la donna è poi migliorata ed è tornata in Germania. Un secondo caso è stato scoperto in Tirolo, ma il giovane è poi risultato affetto da un ceppo più comune del batterio.

Intanto la Germania non prevede di indennizzare i produttori di legumi europei, in particolare spagnoli, colpiti dall’epidemia del batterio killer, lo ha affermato Reinhard Schafers, ambasciatore tedesco a Parigi: “Non so chi compenserà finanziariamente questa catastrofe. Noi abbiamo dovuto prevenire i nostri cittadini”, ha spiegato il diplomatico, “E l’abbiamo fatto quando abbiamo trovato qualcosa di sospetto nei cetrioli spagnoli”.

In un primo momento, le autorità sanitarie tedesche avevano ritenuto che fossero i cetrioli spagnoli la possibile causa dell’epidemia, ma tutte le analisi realizzate finora in Germania, in Spagna e in Italia sembrano escluderlo.

Voci autorevoli di esperti epidemiologici italiani, come Donato Greco, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per le malattie batteriche, rilevano che l’infezione del batterio escherichia coli, che sta colpendo la Germania, proviene dalla carne e non dalle verdure.

L’esperto precisa che il batterio soprannominato Killer, “vive nell’intestino dei bovini, quindi si può trovare nelle carni crude come la tartare, ma anche negli hamburger”, escludendo così, la contaminazione batterica di frutta e verdura per la quale l’esperto afferma di non aver mai visto dei coli enterotossici su questi alimenti.

Greco poi esclude che l’epidemia sia stata provocata dalla contaminazione dell’acqua, per via del “modo in cui si sta diffondendo la malattia”.

Riguardo alla terapia da adottare per contrastare l’intossicazione da E.coli, l’epidemiologo sconsiglia gli antibiotici: i quali “non sono indicati”, e potrebbero causare ancora più problemi, danneggiando la flora intestinale. Le terapie sono altre, “anche complesse vista la gravità della malattia”.

Intanto, la Coldiretti è scesa sul piede di guerra per i danni che hanno colpito l’agricoltura in seguito al panico che si è scatenato per via della diffusione di informazioni non corrette sull’epidemia.

L’Italia, ha detto il presidente di Coldiretti, Sergio Marini, è il principale produttore di frutta e verdura dell’Unione Europea, con un valore complessivo delle esportazioni che nel 2010 ha raggiunto i 4,1 miliardi di euro. I guadagni ora sono messi a rischio per i ritardi accumulati nell’affrontare l’emergenza, ha spiegato Marini.

Per il momento, l’OMS ha accertato 103 casi di contagio al di fuori della Germania, il Paese dove è esplosa l’epidemia e quello maggiormente colpito. Le patologie che hanno colpito le persone infette dal batterio killer sono la sindrome emolitico-uremica (Seu) e l’Escherichia Coli Enteroemorragico (Ehec) . Secondo gli ultimi aggiornamenti, nel complesso, le persone infette sono 1.836 per un totale di 13 Paesi, 12 europei compresa la Germania, più gli Stati Uniti.
Tutti i casi accertati di Seu e Ehec tranne uno, sono, riporta l’Oms, di pazienti che vivono in Germania o vi si sono recati di recente.

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