Pericolo nucleare in Italia: sono le centrali francesi le più vicine

In un momento in cui l’allarme per il rischio nucleare è altissimo, era inevitabile che in molti paesi dell’Europa, ma soprattutto in Italia, si affacciasse la questione sul pericolo dell’energia nucleare.

In particolare emerge come la nostra penisola sia circondata da numerose centrali nucleari, alcune proprio a pochi chilometri da noi in linea d’aria.

Basti pensare alla Francia, nazione che è disseminata di centrali nucleari. Ci sono 58 reattori ripartiti in 19 centrali. Il maggior numero di centrali nucleari è concentrato proprio nel sud-est del Paese al confine con l’Italia.

La Francia è uno dei paesi al mondo che da sempre ha creduto di più alla sfida dell’energia nucleare.

Forse perché la scoperta della radioattività naturale negli anni 90 del 1800 è proprio francese e vide in prima linea scienziati come Pierre e Marie Curie o sarà perché con il grosso fabbisogno energetico dei paesi confinanti, tra cui soprattutto l’Italia, la Francia ha subito compreso le potenzialità anche economiche di uno sfruttamento massiccio del nucleare.

Gli impianti più vicini sono quelli di Marcoule, Tricastin, Cruas, Phenix, Saint-Albain, Super-Phenix e Bugery.

Queste 6 centrali sono  vicine, tutte si trovano entro i 300 km in linea d’aria. La centrale di Tricastin si trova a 180 km in linea d’aria dall’Italia, meno della distanza tra Fukushima e Tokyo che è di 245 km. In caso di un incidente ancora più serio, sarebbero proprio le città del Nord Italia a fare i conti peggiori, considerando che le perturbazioni viaggiano da ovest e est. Non a caso a est di questa centrale non c’è nessuna grande città francese.
Negli ultimi decenni l’impianto di Tricastin è stato protagonista in più occasioni di incidenti e anomalie. L’ultimo solo alcune settimane fa. Il 16 febbraio scorso, i gruppi elettrogeni di soccorso a motore diesel non sono entrati in funzione come avrebbero dovuto. Esattamente quello che sta accadendo a Fukushima. Se i generatori di emergenza non entrano in funzione a dovere, il rischio è la fusione del nocciolo. L’incidente è stato classificato di categoria 2 sulla scala da 1 a 7. Anomalie sono state riscontrate su altri 18 reattori.
Un precedente incidente, nel 2008, aveva riguardato sempre la centrale di Tricastin. 75 km di uranio e altre sostanze erano finite in un fiume, provocando molta paura e allarmi.  Un incidente dalle caratteristiche analoghe avvenne nel 1987.
Episodi che preoccupano ancor di più perché avvenuti al di fuori di catastrofi o emergenze naturali e che confermano la pericolosa delicatezza del nucleare.

Giusy Cerminara

2 responses to “Pericolo nucleare in Italia: sono le centrali francesi le più vicine

  1. La Francia non ha costruito 58 reattori nucleari per un inesistente “potenzialità economica” (l’energia prodotta col nucleare è la più costosa tra tutte), ma perchè aveva bisogno di PLUTONIO, sottoprodotto residuo del combustibile, per costruire BOMBE ATOMICHE. Infatti la Francia ha uno degli arsenali atomici più imponenti del mondo. Anche paesi come USA, URSS, Cina, India e Pakistan hanno fatto lo stesso.
    La Francia vende energia elettrica da nucleare all’Italia (a bassissimo prezzo) perchè le centrali nucleari sono di per sè rigide nel funzionamento e non sono in grado di produrre POCA energia. Non si può accenderle e spegnerle a piacere perchè è un’operazione costosa e impegnativa: quindi devono produrre a regime quasi costante, e l’energia inutilizzata viene svenduta a chi è disposto a comprarla.

  2. Se Tricastin dista 180 km dal confine italiano, allora quella della Slovenia di Krsko è a 130 km da Trieste.
    Riguardo alla produzione secondaria di plutonio, non credo che i 65 reattori nucleari in costruzione nel 2011 in 16 paesi del mondo servano prevalentemente a questo scopo, perché 11 di essi non hanno bombe atomiche, come del resto il Giappone che ha 55 reattori operativi quasi come la Francia.
    In ogni caso a noi conviene comprare a poco prezzo dai nostri vicini e quindi non abbiamo bisogno di centrali. ed inoltre abbiamo quelle a petrolio, almeno per i prossimi 80-90 anni, poi si vedrà.
    Distinti saluti
    Andrea

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