Giro d’Italia, la 4^ tappa neutralizzata in onore di Weylandt

da gazzetta.it

Giro d’Italia: quarta tappa neutralizzata in onore di Wouter Weylandt

Ieri, insieme a molti telespettatori e appassionati di sport, ma anche a gente comune, ho assistito all’arrivo del Giro d’Italia. Una tappa davvero emozionante. Una gara, che per un giorno, non è stata una gara, ma solo una passeggiata per ricordare un amico, un compagno, un ciclista come loro. Tutti insieme a pedalare lungo le strade che, senza l’incidente sarebbero state animate, come sempre, dalle grida di incitazione dei tifosi, dall’ansia di poter vedere una volata, un sorpasso, un gruppo in fuga. No, ieri tutto questo non c’è stato. C’è stato solo un lungo, caloroso applauso riservato a un giovane campione che ha visto spegnersi la propria vita, inseguendo un sogno.

Tutti insieme, nessuno in fuga, decisi a raggiungere il traguardo stretti fra loro e insieme al loro compagno che non c’è più, stretti in un abbraccio verso la famiglia devastata dal dolore. Così sono partiti i ciclisti, con il lutto al braccio, dopo aver osservato un minuto di silenzio. Le squadre si sono alternate, insieme hanno condotto l’intero gruppo. Tra due ali di folla silenziose, si sente solo il lungo applauso.

Nonostante il lutto i ciclisti passano davanti all’ospedale pediatrico di Genova, regalando un sorriso ai bambini che sono lì ricoverati. Poi si scambiano ancorai ruoli, fino all’arrivo dove gli ultimi chilometri sono lasciati alla squadra di Weylandt, la Leopard Trek tutta insieme schierata davanti al gruppo. La squadra ha voluto che si unisse a loro Tyler Farrar amico fraterno di Weylandt. Così sono arrivati all’arrivo, tra le lacrime e lo sconforto, alla fine sul palco salgono i compagni di squadra e i detentori delle maglie del Giro e insieme si ascolta il silenzio.

È questo quello che fa qualsiasi uomo, insegue un sogno. Spesso per poter seguire un sogno, si può incappare in una disgrazia. E ieri è proprio quello che è capitato al giovane Weylandt, una tragedia che non poteva essere prevista. Una discesa, la velocità, la perdita del controllo della bicicletta, la caduta e il battere la testa contro il costone e poi contro l’asfalto. Tutto in pochi attimi per dire addio ad una vita giovane, ad un sogno, ad una famiglia. Non sappiamo quanta consolazione possa dare la notizia che il giovane è morto sul colpo, senza soffrire, senza capire che cosa gli era accaduto.

Da domani si riprenderà a correre il giro normalmente, domani si riprenderanno le corse, le volate. Oggi si è solo pensato al dolore e al ricordo.

Teresa Corrado

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.