Internet per tutti: il piano per l’Italia digitale

Oramai tutti hanno compreso le potenzialità del web 2.0, strumento basato non solo sull’informazione, ma anche e soprattutto sulla condivisione e sulla comunicazione sociale. I social network ci hanno insegnato che c’è un modo diverso di comunicare, i blog ci hanno spiegato che è interessante ascoltare le diverse opinioni della gente. E in tutto questo l’Italia ha imparato che è un bene essere online, sempre e comunque. E così, anche se con due anni di ritardo, prende forma l’Agenda Digitale, la strategia per portare l’Italia nel futuro con l’utilizzo di Internet. È lo strumento fondamentale per creare posti di lavoro e far crescere l’economia nell’era del web. Presentata nel maggio 2010, la Digital Agenda è uno dei 7 “obiettivi faro” dell’Ue per avere una crescita “inclusiva, intelligente e sostenibile”. Il traguardo è il 2020, ma è previsto un obiettivo intermedio molto sfidante: portare la banda larga di base (ovvero due megabit al secondo) a tutti i cittadini europei entro il 2013. Il Ministro Francesco Profumo, oltre a Scuola Università e Ricerca, ha la delega per l’Innovazione e che ha integrato l’Agenda digitale. Uno degli obiettivi  di dare servizi online agli stessi: questo non vuol dire solo fare i certificati online, ma avere una pubblica amministrazione aperta e trasparente, che favorisca la partecipazioneattiva dei cittadini, riducendo i costi e i tempi del servizio. In questo quadro c’è una totale adesione all’Open access dei dati pubblici (Open Data). Il portale nazionale dei dati pubblici varato lo scorso 18 ottobre (dat. gov. it) sarà potenziato con tre obiettivi: consentire al cittadino decisioni informate; favorire lo sviluppo di applicazioni e modelli imprenditoriali di successo; garantire la trasparenza e quindi la responsabilità dei politici per i loro atti.  Naturalmente, per compiere una rivoluzione nella pubblica amministrazione tutte le soluzioni adottate dovranno essere “aperte e interoperabili”, con software open source. È necessario inoltre creare una rete nazionale di cloud computing: ovvero la possibilità di portare i dati, i server e le applicazioni su “una nuvola”.

Smart Cities – Il progetto “città intelligenti” (Smart Cities) dventa “parte integrante della Agenda Digitale”. Si tratta di una visione di una città del futuro in cui “una grande infrastruttura tecnologica e immateriale faccia dialogare persone ed oggetti, integrando informazioni e generando intelligenza, producendo inclusione e migliorando il nostro vivere quotidiano”.

La rete internet –  Oggi i servizi sono largamente insufficienti. Per questo, all’indispensabile investimento in infrastrutture, vanno affiancate azioni per far crescere “la domanda di Internet” (oggi circa il 40% degli italiani sono in digital divide volontario, ovvero non si collegano alla Rete pur abitando in zone coperte). Quindi bisogna portare Internet di base a tutti (ovvero a quel 6% di italiani ancora al buio), e poi si penserà alla fibra ottica superveloce da 100 megabit.

Le imprese – L’obiettivo è quello di favorire un distretto tecnologico “nel quale prevalgono i criteri di specializzazione e concentrazione territoriale delle competenze, con una bassa incidenza di infrastruttura fisica rispetto a quella immateriale e con un forte coinvolgimento della pubblica amministrazione quale sperimentatore attivo di nuove tecnologie ed applicazioni nel perimetro della Smart City”.

 

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