Profili Facebook dei morti si trasformano in commemorativi

Nel social network gli account delle persone morte si trasformano in profili commemorativi. Come fare per evitarlo

Quando una persona viene a mancare, capita spesso che il suo profilo su Facebook rimanga online per un certo lasco di tempo. Almeno finché i suoi familiari non richiedono la chiusura definitiva dell’account. Eppure capita spesso che la mamma o il fratello o il fidanzato della vittima non disponga delle password per accedere al profilo dell’utente e, quindi, non riesca a completare la richiesta di chiusura della pagina. Cosa accade in questi casi?

Purtroppo Facebook è ligio alla privacy e l’unica cosa che può fare è quella di trasformare il profilo utente della persona deceduta in una pagina commemorativa. Basta accedere a questo link e inserire tutti i dati richiesti, et voilà! Il gioco è fatto. Almeno sotto un punto di vista burocratico.

L’unica cosa che rimane è la parte più “etica” della questione. A meno che non si tratti di un personaggio famoso seguito da migliaia di fan che vogliono rivivere le sue imprese, come può essere il caso della celebre Marilyn Monroe o del centauro romagnolo Marco Simoncelli, che senso ha mantenere attivo il profilo?

In un recente articolo, Randall Munroe cercava di dare una risposta a questa domanda chiedendosi: “Quando Facebook conterà più profili di persone morte rispetto a quelle vive?” Secondo la sua teoria, infatti, il social network di Mark Zuckerberg ha attualmente un’utenza molto giovane e, pertanto, più favorevole ad accogliere account di soggetti in vita. Con il passare del tempo, però, potrebbe verificarsi un cambio di tendenza più o meno attorno al 2065. Se non addirittura a metà del 2100.

La situazione prospettata, tuttavia, rimane parecchio inquietante. Vi immaginate se tra venti o trent’anni ci trovassimo ad utilizzare Facebook come se fosse un necrologio di paese sempre online, dove poter sbirciare le ultime frasi e gli ultimi post pubblicati dai deceduti prima di esalare il loro ultimo respiro? Inquietante a dir poco

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