Fine del mondo: paura Apocalisse, c’è la nuova data

Uno studio degli astrobiologi dell'Università St. Andrews ha calcolato la nuova data dell'apocalisse terrestre. Ma stavolta i Maya non c'entrano niente

Non c’è pace per gli umani in questo inizio di terzo millennio. Se non ci ucciderà il vicino per una lite sul parcheggio o la temuta tempesta solare, ci penserà l’Apocalisse del 2000002013. Dopo la paura dell’anno zero e il pericolo scampato a dicembre 2012, su cui incombeva la profezia dei Maya, a lora insuputa naturalmente, c’è una nuova data per la paventata e, secondo molti, inevitabile Apocalisse terrestre. A parziale sollievo per l’attuale popolazione, c’è il fatto che nessuno dei presenti oggi, sopravviverà abbastanza a lungo per vederla.A lanciare il nuovo allarme per la sopravvivenza del nostro pianeta ci ha pensato stavolta l’universtà di St. Andrews in Scozia. E secondo lo studio degli scienziati scozzesi, riportato dalla BBC, non sarà un evento soprannaturale a distruggere la vita sulla terra, ma un evento naturalissimo, per altro già sotto gli occhi di tutti: il riscaldamento globale.

In altre parole la vita sulla terra sarà uccisa dall’invecchiamento naturale della sua stella, il Sole, che producendo più calore, causerà un progressivo aumento dell’evaporazione dell’acqua e, le reazioni chimiche che ne conseguiranno, produrranno una diminuzione dell’anidride carbonica, fino alla sua scomparsa.

Insomma il killer della vita sulla terra sarà l’assenza dell’anidride carbonica, che permetterà solo la sopravvivenza dei microbi, e neanche tutti.  Non c’è bisogno però di cominciare a fare scorte di bombole d’ossigeno, la nuova apocalisse avverrà solo fra due miliardi di anni, precisamente nell’anno 2000002013. Molto prima invece, circa fra un miliardo di anni, si compirà il completo prosciugamento degli oceani. Insomma i primi a doversi preoccupare sono i giapponesi, che dovranno cambiare la loro dieta a base di pesce, e i vacanzieri degli atolli del pacifico, che diventeranno solo spuntoni di roccia nel deserto.

L’astrobiologo Jack O’Malley, dell’università scozzese,  ha aggiunto il carico da 11 alla già terribile notizia: ” Le ultime sacche di H2O – ha detto – saranno ai poli e in qualche grotta sotterranea“. Chi vuole assicurare un futuro alle sue generazioni è avvisato: cominciasse a fare investimenti immobiliari nella terra degli Eschimesi.

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