Fiction Delitto di Via Poma: ci sono ancora polemiche per la serie tv

Sono iniziate domenica scorsa le riprese per la fiction ispirata al delitto di Via Poma. L’idea di trasfirmare la terribile vicenda di Simonetta Cesaroni in una fiction, è stata del regista Faenza, e arriva a 21 anni dalla scoperta del corpo senza vita di Simonetta Cesaroni. Ma il progetto di tradurre in fiction uno dei casi più controversi della cronaca nera italiana non ha trovato grandi consensi, portando invece ad innumerevoli polemiche. Per le persone residenti in Via Poma, la fiction riporta forse la mente indietro nel tempo, a quel lontano ricordo che aveva creato scompiglio nelle loro vite. Soprattutto un magistrato molto importante avrebbe chiesto a coloro che vivono nello stabile in cui il corpo della Cesaroni fu trovato, di vietare le riprese all’interno del palazzo. Questo perchè suo figlio era stato coinvolto nel caso, con l’accusa di omicisio, poco più di vent’anni fa. Ma a dire no alle riprese c’è anche il legale dell’unico condannato per la morte di questa ragazza: Raniero Brusco. Si tratta del  fidanzato della vittima, condannato a 24 anni di carcere per l’omicidio di Simonetta Cesaroni.

Ma il regista Faenza non ci sta, ed è convinto che tutta questa ostilità sia dovuta alla disinformazione e al pregiudizio presente nei confronti delle serie televisive. La fiction sul delitto di Via Poma non ha alcuna intenzione di trovare i colpevoli, ma lo scopo principale è quello di evidenziare quanto le indagini siano state svolte con superficialità. Quindi la fiction ripercorrerà il caso fino a prima della condanna di Brusco, e quindi prima della conclusione del processo. Sotto accusa sarebbe soprattutto un reperto che avrebbe potuto cambiare il corso delle indagini, ma che era stato conservato per vent’anni senza essere sigillato. Ma nelle indagini sull’omicidio di Simonetta Cesaroni le ombre sono molte, e questa fiction si pone l’obiettivo di portarle alla luce per fare chiarezza su quanto accaduto.

A.D.

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