Libri da leggere, Il capo dei capi – Totò Riina, Cosa nostra, la mafia

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Il Capo dei Capi

15-Gennaio-1993. A Palermo, nel posto più impensabile, nella sua terra, viene arrestato Totò Riina, “il Capo dei Capi”. Oppure potremmo dire “il più mafioso dei mafiosi”. E’ un contadino, un “Viddano” per i suoi conterranei, anonimo nell’aspetto, stentato nel linguaggio, dal pensiero semplice eppure Salvatore da Corleone ha governato Cosa Nostra per oltre un decennio, cambiando le regole comportamentali della mafia che, per quasi due secoli ha vissuto nell’ombra, mimetizzata nelle istituzioni. Totò ha di fatto dichiarato guerra allo Stato, ammazzando più di tutti, colpendo in ogni direzione chiunque si opponesse al suo cammino. Un aspetto viddano ma una mente sofisticata, tanto da essere indicato da tutti come “il Capo dei Capi”. Nel racconto di Attilio Bolzoni e Giuseppe D’Avanzo, in questo libro c’è tutta la vita e la carriera criminale di Totò Riina, o meglio tutto ciò che è stato possibile raccogliere dalle testimonianze di Corleonesi coraggiosi, Forze dell’Ordine, fascicoli processuali, atti parlamentari e confessioni di pentiti eccellenti come Tommaso Buscetta, Salvatore Contorno, Antonino Calderone,Gaspare Mutolo, Baldassarre Di Maggio, Giuseppe Marchese, Francesco Marino Mannoia.

La Trama del Libro

L’11 settembre del 1943, a soli 13 anni, Salvatore diventa il capofamiglia, primo figlio maschio, tre fratelli e due sorelle più un’altra sorella in arrivo. In quel caldo pomeriggio il padre ed il fratellino più piccolo di Totò Riina muoiono a causa di una bomba inesplosa, trovata da Giovanni Riina classe 1897 nelle campagne limitrofe, che scoppia mentre il contadino di Corleone armeggia cercando di recuperare polvere da sparo per il suo fucile. Totò in seguito dirà che il padre non è morto per colpa della bomba ma per colpa della fame. Al funerale fu l’ultima volta che qualcuno lo vide piangere, probabilmente lui giurò a se stesso che avrebbe fatto di tutto per non patire più la fame, per non vivere più di stenti, a qualunque costo. La vita di contadino era dura ed in quegli anni Totò conobbe un giovane ragazzo, più piccolo di lui, si chiamava “Binnu”, insieme divideranno più di cinquant’anni di vita e Totò Riina lo chiamerà sempre così Binnu: Bernardo Provenzano. In quello stesso periodo conosce il dottore Navarra, facoltoso proprietario terriero e capomafia dell’epoca, ma soprattutto quello che fu il suo primo ed unico capo, Luciano Liggio. Ormai Totò Riina non è più un contadino, insieme a Binnu e a Calogero Bagarella, sono i “soldati di “Lucianeddu” e lavorano per il Dottore Navarra. Totò, Binnu e Calò sono inseparabili, stanno sempre insieme e sono di altra pasta, sono diversi dagli altri, sono silenziosi, si intendono con gli sguardi o a gesti, parlano solo quando devono parlare, non sono spacconi… in poche parole sono “Corleonesi”. La loro tattica sarà molto semplice, eliminare tutti quelli che intralceranno il loro cammino. Totò Riina passa molte volte dal carcere e proprio dietro le sbarre costruisce il suo personaggio, crea i suoi discepoli, “amici” che gli renderanno favori importanti e lo aiuteranno nel suo scopo: comandare “Cosa Nostra”. Famosa è la lettera che scrive ai Giudici, piena di intimidazioni e al limite del grottesco ma che gli permette di essere assolto e recuperare la libertà che poi manterrà fino all’arresto famoso nel 1993. Negli anni della latitanza l’ascesa di Totò Riina miete vittime di ogni tipo; giornalisti, politici, mafiosi di ogni rango senza distinzioni di sesso o di età, come quando sterminò  tutta la famiglia di Tommaso Buscetta, il pentito più eccellente di Cosa Nostra, oppure quando fece sciogliere nell’acido il figlio di un altro mafioso. Ma sono gli ultimi anni della sua latitanza quelli sicuramente tra i più crudeli nella storia della criminalità: la guerra allo Stato con le uccisioni di Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, il tritolo, il famoso “Papello” ovvero la richiesta scritta da Totò Riina allo Stato, come a voler proporre un armistizio. In quegli anni nessuno immagina il covo del Corto, eppure lui vive a Palermo dove, forse, nessuno andrebbe a cercarlo. La svolta però è vicina, perché arriva un pentito speciale: Baldassarre Di Maggio, autista che per anni ha scorazzato Totò Riina in lungo e in largo per la Sicilia. Balduccio racconta di  un incontro importante tra Ignazio Salvo, Salvo Lima, Giulio Andreotti e Totò Riina, è il famoso incontro del bacio, ovviamente resta ignota la conversazione avuta, ma indica soprattutto il covo, dove si nasconde il Corto e dove il “Capitano Ultimo” e i suoi uomini lo cattureranno il 15 gennaio del 1993.

Attilio Bolzoni e Giuseppe D’Avanzo sono giornalisti di “Repubblica”, in questa nuova edizione targata “BUR” (la prima edizione era Mondadori del 1993), inseriscono nuovi elementi con la ricostruzione degli ultimi quindici anni sottolineando che nonostante tutto, nulla sembra cambiato in quei luoghi; le generazioni si danno il cambio ma i nomi sono sempre gli stessi e purtroppo le nuove famiglie sono nuovamente sul piede di guerra.

Alfonso Noschese

3 responses to “Libri da leggere, Il capo dei capi – Totò Riina, Cosa nostra, la mafia

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