Netanyahu al Congresso Usa, difficile trattare con i palestinesi

Benyamin Netanyahu, premier israeliano, parla al Congresso americano dopo l’incontro con Barack Obama. E qui le sue parole sono accolte da applausi continui dai rappresentanti del Congresso che sembrano volersi opporre alle parole del Presidente americano di soli pochi giorni prima.

Il premier ha dichiaro che è disposto a “dolorosi compromessi” perché si riesca ad ottenere una pace duratura con i palestinesi, ma ha anche sottolineato che Gerusalemme non può essere divisa, ma deve restare la capitale d’Israele e che è impensabile tornare ai confini del 1967. Ha anche sottolineato che Hamas è comunque una versione di Al Qaida, che i palestinesi continuano a fomentare l’odio tra i loro figli contro il popolo israeliano, ricordando come martiri i numerosi terroristi che si fanno saltare in aria per compiere attentati e che comunque, in un accordo di pace, alcune colonie resterebbero comunque fuori dai confini di Israele.

Durissima è la reazione dell’Anp e di Hamas, chiamati in causa direttamente. Secondo l’Anp, dopo il discorso di Netanyahu, è possibile verificare che Israele non è un paese con cui si può negoziare la pace. Per questo i palestinesi sono decisi ad andare a settembre alle Nazioni Unite, per chiedere il loro intervento e il riconoscimento dello stato palestinese con i confini che erano presenti nello stato prima della guerra del 1967.

Quello che è chiaro in questo conflitto, è che nessuna delle due fazioni ha realmente il desiderio di porre fine al continuo conflitto che infiamma le loro terre, ormai da decenni e che nessuno ha intenzione di fare un passo indietro nelle proprie richieste. Entrambi fanno di tutto per spiegare le proprie ragioni e per mettere dalla loro parte i vari stati o potenze mondiali, trascinando tutti in una continua divisione di fazioni. Una guerra senza fine che coinvolge non solo palestinesi e israeliani, ma anche cattolici e tutte le altre nazioni che confinano con i loro territori.

TC

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