Se le parole di Giulia Bongiorno diventassero legge le donne sarebbero più al sicuro


Nella puntata di Domenica IN del 4 marzo 2019, Giulia Bongiorno ha parlato di violenza sulle donne, di leggi da cambiare e di tutto il lavoro che c’è da fare se si vuole davvero sperare che qualcosa migliori nel nostro paese. Perchè è facile riempirsi la bocca di slogan, postare delle foto sulla non violenza sui social, invitare a denunciare. Ma è difficile per una donna che ha subito violenza farlo perchè nella maggior parte dei casi, la legge, lenta e troppo legata ai vincoli burocratici, non arriva in tempo. Proprio per questo serve una scossa, serve un cambiamento. E se davvero tutto quello di cui ha parlato il ministro ieri nella trasmissione di Domenica IN, diventasse concreto, con leggi messe nere su bianco, allora si che potremmo pensare che le donne che vivono in Italia potrebbero sentirsi più al sicuro. Ma si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare…La stessa Giulia Bongiorno ha auspicato che, quanto da lei proposto, possa diventare legge. Ma il percorso verso il cambiamento è fatto di tanti gradini, e solo salendo su quello successivo si può scoprire se alla fine, si è arrivati a destinazione.

CODICE ROSSO: NUOVI LEGGI PER TUTELARE LE DONNE IN ITALIA 

Servono leggi, servono azioni concrete e il ministro, che ha anche raccontato la sua personale esperienza da avvocato che vede morire per mano di un uomo violento la donna che avrebbe dovuto difendere, ci chiedere. E crede che tutto questo, a prescindere dal colore del Governo, si debba e si posa fare. 

“L’iniziativa prevede di avviare con maggiore tempestività i procedimenti penali riguardanti casi di violenza sulle donne e garantire strumenti più efficaci sia per l’adozione di provvedimenti cautelari sia per attuare misure di prevenzione a sostegno delle vittime, sarà approvata questa estate, o in autunno, ad ogni modo prima che finisca questo anno”.

Non finisce qui. Giulia Bongiorno ha anche spiegato che servono dei cambiamenti alla base di queste regole che governano il sistema giudiziario italiano, come ad esempio il rito abbreviato. Non è concepibile che chi commette un reato punibile con l’ergastolo, possa richiedere di essere processato con il rito abbreviato. Servirebbe cambiare anche tutto questo, in modo che la persona che commette il reato, ben sappia che non avrà uno sconto di pena ma che se ammazza, sarà punito con il massimo degli anni di carcere che il reato prevede. 

Le parole del ministro arrivano in una giornata che ha lasciato l’amaro in bocca a molto, soprattutto ai parenti di una donna uccisa che hanno appreso dello sconto di pena dell’assassino. Con la giustificazione di una “tempesta emotiva” , della gelosia che altera tutto, un uomo che ha ucciso la sua compagna si è visto ridurre la pena dalla corte di appello di Bologna. Da 30 anni, la pena per un uomo che uccise la sua compagna a mani nude strangolandola, si sono ridotti a 16. Una sentenza che, a pochi giorni dalla festa della donna, lascia davvero tutti basiti.

Mi sembra un balzo all’indietro. Stiamo tornando alla stagione del delitto d’onore”  ha detto la Bongiorno. 

Alle parole però si sa, devono seguire i fatti. Anche noi speriamo che una donna che denuncia possa vedere nel giro di poche ore un magistrato, che venga creduta, che riceva la giusta assistenza. Anche noi speriamo che quei fogli con un allontanamento, un invito a stare a distanza di 100, 200, 300 metri non siano la soluzione. Troppe volte abbiamo visto donne morire per mano di mariti, compagni, fidanzati, uomini gelosi che avrebbero dovuto mantenere le distanze ma che non sono stati fermati da un foglio di carta. 

Servono provvedimenti, servono persone preparate ad affrontare queste situazioni, servono strumenti in mano alle persone giuste. Serve tanto per migliorare un paese dove molto  non funziona. 

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