La Cia attaccata dagli hacker: è emergenza

Gli hacker di Luiz Security tornano a colpire in America e scelgono uno dei siti più “sicuri” del mondo, quello della Cia. Per alcuni minuti ieri sera, il sito pubblico della Cia, l’organo dei servizi segreti americani è stato oscurato e quindi reso inaccessibile da un attacco via internet.

Gli hacker che hanno effettuato questo attacco sono gli stessi che giorni fa hanno anche messo in crisi il sito del Senato americano e quello della SonyPictures.

Professionisti che riescono a riattaccare gli stessi siti a distanza di pochi giorni, com’è capitato con il sito della Sony e del Senato.

In questo ultimo periodo gli hacker stanno diventando una vera emergenza per gli Stati Uniti e non solo. Ormai sembrano all’ordine del giorno gli attacchi ripetuti a siti istituzionali e delle agenzie governative non solo degli USA, ma anche di altre nazioni, soprattutto occidentale.

Sembrano dire che, a dispetto di tutto quello che viene promesso dalle aziende che vendono software di sicurezza e alle squadre di informatici che dovrebbero garantire la sicurezza dei dati, nulla è fattibile, ma tutto può essere violato.

I pirati informatici stanno mettendo a dura prova la pazienza e le istituzioni che sembrano impreparati o inadeguati ad affrontare attacchi del genere.

Gli hacker stanno dimostrando che la sicurezza non è reale, mentre reali sono invece i dati che possono essere visionati da chi li cerca e ha dimestichezza con le nuove tecnologie informatiche e a questo punto ci si può chiedere che cosa avviene a tutti i nostri dati immagazzinati nei siti delle banche o di altre agenzie. Dati al cui interno vengono conservate informazioni relative alle nostre abitudini, alle spese e soprattutto agli accessi internet che utilizziamo per poter spendere o gestire il nostro capitale economico.

Se gli hacker sono in grado di oscurare e quindi avere accesso a siti così protetti, come quello della Cia, che cosa accade realmente nel mondo informatico? Chi ha accesso ai nostri dati? La sicurezza, sembra solo una chimera.

Teresa Corrado

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