Gli ingegneri commentano il crollo del Ponte Morandi: troppa fiducia nel cemento armato

Dopo il dramma del 14 agosto 2018 con il crollo del Ponte Morandi a Genova le domande che molti si fanno sono diverse ma ce n’è una che non esce dalla testa degli italiani: come è possibile che un ponte possa crollare in quel modo? Come è possibile che si sciolga una struttura imponente come quella, come se fosse un grissino implodendo su se stessa? Si provano a dare delle risposte ma ovviamente la parola in questi casi spetta solo agli esperti che sembrano essere tutti concordi su una cosa: quel ponte aveva bisogno di manutenzione. Negli anni sessanta, quando il ponte venne prima progettato e poi costruito, mai si sarebbe pensato al flusso di auto e mezzi che negli ultimi due decenni, e forse più, sono transitati su quella struttura. Il ponte era bello forse da vedere, ma fragile con la sua struttura, per l’epoca all’avanguardia, ma il cemento armato, che per quei tempi era il top dei materiali, come si è visto nel tempo, si degrada e ha bisogno di una continua manutenzione.

Le colpe non devono certamente andare a chi ha progettato o costruito ma probabilmente a chi in seguito, con competenze e nuovi mezzi per comprenderne la pericolosità, ha fatto ben poco per proteggere la vita di tutte le persone che ogni giorni transitavano su quella struttura. Poche ore dopo la tragedia, sono stati centinaia gli ingegneri che si sono fatti avanti dimostrando che in più occasioni e a più latitudini, avevano spiegato che il ponte sarebbe crollato. Una disgrazia che non ha sorpreso ma che anzi, è arrivata anche più tardi di quelle che erano le previsioni degli esperti. 

IL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA: LA PAROLA AGLI ESPERTI, ECCO COSA NE PENSANO GLI INGEGNERI

 “Il problema del ponte è che i tiranti, gli ‘stralli’, sono stati costruiti in calcestruzzo e non in metallo, e che negli anni Sessanta non si metteva in conto che il calcestruzzo si degrada e poi collassa – spiega l’architetto genovese Diego Zoppi, ex presidente dell’Ordine genovese, oggi membro del Consiglio nazionale degli architetti -. Cinquant’anni fa c’era una fiducia illimitata nel cemento armato. Si credeva fosse eterno. Invece si è capito che dura solo qualche decennio”.

 “Il ponte Morandi ha sempre avuto problemi di corrosione degli stralli e di eccessive deformazioni, a causa delle perdita di tensione dei cavi di acciaio dentro le strutture di cemento armato precompresso – racconta il professor Andrea Del Grosso, per anni ordinario di Tecnica delle costruzioni all’Università di Genova -. Ma all’epoca della costruzione le deformazioni del calcestruzzo non erano conosciute come oggi”.

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