Usa, esecuzione finale fallita: detenuto muore tra atroci dolori in 43 minuti

Negli Stati Uniti, un’esecuzione finale è fallita e il detenuto muore nel giro di 43 minuti tra atroci dolori. Una sofferenza intensa quella avvenuta negli Usa, dove la pena di morte è mal riuscita e a pagarne le conseguenze è un uomo condannato alla massima pena. Scene horror quelle avvenute all’interno di una prigione dell’Oklahoma. L’esecuzione di un prigioniero si trasforma in una tortura. Clayton Lockett muore dopo 43 minuti di agonia, per infarto,  tra dolori atroci. Proprio lui si era accorto che qualcosa non andava, ma nessuno è riuscito a lenire il suo dolore e gli astanti hanno assistito impotenti alla sua lenta morte. L’episodio è avvenuto ieri sera dopo che il governatore e la Corte Suprema dello Stato avevano dato il via all’esecuzione di Lockett e di un altro detenuto, Charles Warner. I due erano condannati alla pena di morte a distanza di due ore l’uno dall’altro. Sia Warner che Lockett avevano fatto ricorso nelle scorse settimane perché lo Stato rifiutava di rivelare dove erano stati comprati i farmaci necessari per l’iniezione letale. Sono 32 gli Stati in America che usano ancora questa pratica primitiva. Non è chiaro se il cocktail di farmaci somministrati al detenuto abbiano provocato un effetto particolare o se c’è stato un errore (volontario?) del medico. Sta di fatto che l’esecuzione finale è fallita e il carcerato muore tra atroci dolori dopo 43 minuti di lenta agonia. Per quanto concerne la questione dei farmaci, inizialmente gli elementi chimici venivano acquistati presso aziende farmaceutiche europee, che però si sono rifiutate di continuare a vendere i loro prodotti per tali fini. L’Oklahoma è riuscita a trovare dei fornitori anonimi americani. Secondo la giurisprudenza, la mancanza di trasparenza sulla questione lascia non pochi dubbi sulla reale efficacia dei farmaci. E proprio questo potrebbe essere il motivo che ha causato i 43 minuti di infermo a Lockett.

 

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