Stasera su Rai1 Felicia Impastato: il coraggio di una madre per raccontare la storia di Peppino

Una grande serata su Rai1 con una storia che va sicuramente conosciuta, di cui si deve parlare. Una storia, quella di Peppino Impastato, raccontata da un altro punto di vista, il punto di vista di sua madre, una donna come poche. Felicia Impastato è la protagonista del film tv in onda oggi, 10 maggio 2016, un film che ci racconta la storia di un giovane giornalista che ha dimostrato coraggio come pochi nella sua lotta alla mafia. Peppino Impastato ha pagato con la vita la sua voglia di andare oltre, di non avere paura dei boss della sua via, del suo paese, della sua regione. E’ stato ucciso ma oggi è per tutti un simbolo di onestà e di coraggio e la Rai sceglie di raccontare la sua storia con gli occhi di una madre che ha perso suo figlio ma ha continuato la battaglia che lui aveva iniziato con lo stesso coraggio e la stessa determinazione di Peppino. Più di 20 anni per avere giustizia, tanto tempo per dimostrare che quel 9 maggio  Peppino era stato ucciso perchè era diventato ormai un personaggio troppo scomodo per la mafia. Peppino aveva lottato contro tutti, anche contro suo padre per andare contro la mafia e dopo la sua morte è stata Felicia, sua madre a fare quei nomi e quei cognomi di cui tutti avevano paura. I nomi degli  assassini di suo figlio.

STASERA SU RAI1 FELICIA IMPASTATO: LA TRAMA DEL FILM TV CHE RACCONTA LA STORIA DI PEPPINO E DELLA SUA FAMIGLIA 

Il 9 maggio 1978 non è solo il giorno in cui una madre perde un figlio per mano della mafia, è anche il giorno in cui una donna decide, per prima, di rompere la tradizione dell’omertà e della vendetta. Felicia ha perso suo figlio Peppino, ha come unico appoggio Giovanni, il figlio che le è rimasto, e gli amici di Peppino. Insieme a loro comincia una battaglia per la verità che durerà più di vent’anni. Anche se non ha studiato, sa che il mondo non si divide sempre a metà, che come a Cinisi, nel cuore del regno di Gaetano Badalamenti, esiste la gente onesta, così, nelle caserme dei carabinieri e nelle aule di giustizia, c’è anche uno Stato che è pronto ad ascoltarla. Deve solo trovarlo, devono solo incontrarsi. Firma un esposto, si presenta dai magistrati, parla con i giornalisti. E come aveva sperato incontra, anno dopo anno, persone disposte ad ascoltarla. Il primo è un magistrato di Palermo, che feliciacome lei, non ama stare zitto. Va in giro per le città della Sicilia, incontra i ragazzi, denuncia i pericoli della mafia e della droga. Si chiama Rocco Chinnici. Chinnici riprende in mano le carte della morte di Peppino e ribalta le conclusioni frettolose dei suoi colleghi. È stato un omicidio, non un suicidio o un atto terroristico, non ci sono dubbi. L’ha ordinato Badalamenti, gli dice Felicia quando lo incontra. Chinnici la ascolta, le crede, ma per istruire i processi ci vogliono le prove. E quelle, in una Sicilia in cui non LA STORIA esistono ancora i pentiti, ormai sono andate perse… Non si arrenderanno, ma incriminare qualcuno per la morte di Peppino, sarà difficilissimo. Felicia è serena, piena di fiducia. La strada è in salita, ma finalmente c’è. Chinnici in quei giorni non parla solo a lei, ma anche a una ragazza che è venuta a intervistarlo per un giornalino studentesco. Si chiama Franca Imbergamo. Anche lei esce contenta da quell’incontro. Perché è siciliana, ha vent’anni e capisce che grazie a quel magistrato sta accadendo qualcosa di importante. Lo capisce anche la mafia, purtroppo. Il 29 luglio del 1983 Rocco Chinnici viene fatto saltare in aria. Anche di lui, come di Peppino, non deve restare nemmeno il corpo. E invece, le idee sono più forti del tritolo. Felicia piange la morte di Chinnici, sente che lo Stato non ha ancora la forza di darle una risposta, ma non vuole essere una sconfitta. Apre la sua casa, comincia a ricevere i ragazzi, a raccontare a chi viene a trovarla la storia di Peppino. Diventa un punto di riferimento per tutti i ragazzi che vogliono capire cos’è la mafia.

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