Facciamo che io ero convince il pubblico a metà: troppo lungo uno spettacolo in prima serata?

Virginia Raffaele è meravigliosa, su questo c’è poco da dire come c’è poco da dire sulla sua bravura assoluta. Facciamo che io ero è uno spettacolo di punta della rete, un pò come è stato lo show di Mika in prime time. Tra i due programmi però c’è una grande differenza perchè seguire Virginia Raffaele nelle sue imitazioni, una dietro l’altra, non è affatto semplice e lo spettacolo ha diviso il pubblico. Il che è anche un bene visto che non tutti hanno la stessa opinione. Bastava seguire i social, da Facebook a Twitter, durante la puntata di Facciamo che io ero in onda il 18 maggio 2017, per comprendere che lo show di Rai2 stava registrando diverse reazioni. Il problema principale ci sembra essere la durata: per quanto è vero che lo show è terminato in un orario consono, intorno alle 23,30, è anche vero che gestire tutto questo tempo tra un monologo e uno sketch è davvero complicato. Perdi l’attenzione del pubblico, perchè un conto è far sorridere e ridere per 15 minuti con una Ferilli in gran forma, un altro è dover gestire un tempo così impegnativo. Se possiamo, tra l’altro, la parte più debole del programma, potrebbe proprio essere quella dei personaggi che conosciamo bene, come ad esempio Sabrina Ferilli. Perchè se per la Versace si prepara uno spazio molto particolare prendendo un pò in giro lo spettacolo di punta degli Usa ( e qui in Italia EPCC E poi c’è Cattalan) e viene aiutata anche dalla presenza di un ospite, in questo caso Garko, per la Ferilli le cose sono diverse. L’imitazione è attesa perchè si sa che è una delle punte di diamante ma poi delude perchè alla fine sa di già visto. Quello che invece non abbiamo mai visto, per esempio la Raffaele impegnata nel monologo sulle paure, ci piace, perchè ci coinvolge, ci dà la voglia di ascoltare. Quello che abbiamo già visto non ci entusiasma. 

Chiaramente il programma ha il suo valore, è ben fatto e si colloca in quella nuova sperimentazione che la rete vuole. Un risultato eccellente dietro l’altro per Rai2. A prescindere quindi dai dati auditel del programma che per il momento non conosciamo, e quando si fa una recensione, non li si dovrebbe neppure prendere in conto visto che il valore di uno sho non è dato dal numero di spettatori davanti alla tv, Facciamo che io ero ha un valore, un grande valore. Bisogna però capire se è il valore di qualcosa in prima serata. E visto che in Italia ci si ostina a voler una lunga e lenta prima serata, forse un esperimento di questo genere andrebbe ridotto, in tempo. Potreste controbattere che anche Maurizio Crozza gestisce con ottimi risultati e negli stessi tempi un programma in prima serata dove punta solo sulle sue forze. Tutto vero ma in quel caso probabilmente c’è quel qualcosa che non ti aspetti perchè Crozza è anche politicamente scorretto, perchè quello che vediamo in un suo show ci mostra il sunto di una settimana all’italiana. Forse quello che manca in Facciamo che io ero, dove la Raffaele dà il meglio di sè, quando regala qualcosa di inaspettato. Come la straordinaria bravura nella coreografia con Roberto Bolle. Ci vuole pazzia, arte e coraggio per tutto ciò. Per tutto il resto c’è la critica, e fin quando se ne parla, sia nel bene che nel male, tutto fa brodo. 

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