Flavio Insinna a Carta Bianca rinnova le scuse tra una citazione e l’altra: quando le giustificazioni banali non sono utili

Non è stato semplice probabilmente per Bianca Berlinguer intervistare Flavio Insinna nella puntata di Carta Bianca in onda il 30 maggio 2017 su Rai3. La sensazione che abbiamo avuto è che Insinna abbia voluto fare un monologo più che fare una intervista rispondendo alle domande della giornalista. Il faccia a faccia è durato circa un’oretta: Flavio Insinna si è scusato con la concorrente della Val d’Aosta, ha detto di vergognarsi per tutto quello che è accaduto ma ancora una volta ha ribadito, “mi scuso per i modi, non per i contenuti”. E quando la Berlinguer gli ha fatto notare che anche alcuni contenuti non andavano bene, tipo “nana de [email protected] Flavio ha comunque tirato dritto per la sua strada. L’intervista è stata molto simile al lungo sfogo di Insinna su Facebook, se non ci fossero state delle interruzioni da parte della conduttrice, il contenuto sarebbe invariato di poco. Insinna ha spiegato chiaramente quello che è successo, è difficile che qualcuno non lo abbia capito. E’ chiaro a tutti infatti che quando in una giornata registri 5 o 6 puntate di Affari tuoi una dietro l’altra ci sia bisogno di qualcuno che dia la carica giusta, ma quello che Insinna forse non ha capito, la cosa che il suo pubblico gli rimprovera, sono i modi usati. Sarà il suo carattere, sarà il suo modo di essere, ma la carica, dopo 5-6 ore di lavoro, la si può dare anche senza offendere, senza insultare ( e se dovessimo credere anche al pubblico che in questi giorni ha “denunciato” i fattacci che accadevano, anche senza bestemmiare). Vero il fatto che la signora della val d’Aosta non avrebbe mai sentito tutte quelle offese se non ci fosse stato qualcuno che registrando il tutto, ha dato a Striscia materiale utile. Vero anche che durante la vita di tutti i giorni succede di peggio ma una cosa che Insinna non comprende forse è che quando urliamo al semaforo di tutto, non siamo in tv. Quando si sceglie di essere un personaggio pubblico, si sceglie anche di essere nel mirino, sotto i riflettori. Alle signore vip capita di essere paparazzate al mare mentre sfoggiano la loro cellulite, ai maschietti succede dell’altro. E se questi lunghi sfoghi, queste urla, se le sfuriate non ci fossero state, Striscia non avrebbe avuto il materiale per fare tutto questo. Non entriamo nel merito della questione, se sia troppo violento o se non lo sia. Ha ragione probabilmente Insinna quando dice che le pagine del libro dedicato a suo padre con la scritta “femminicidio” sotto non dovevano essere mostrare. Questo è un punto condivisibile. Il problema resta però un altro: Insinna ha avuto la possibilità di andare in tv per dire la sua ma invece che affidarsi a delle domande ha preferito il monologo, le citazioni dei libri, le citazioni dei poeti. Sarà il suo modo di fare, sarà il suo modo di essere ma ogni tanto, per dimostrare qualcosa, bisogna anche capire chi si ha di fronte. E non tutto il pubblico che voleva delle spiegazioni da Flavio, per decidere se “perdonarlo o meno” avrebbe desiderato quella carrellata di frasi colte arrivate. Ma abbiamo anche capito in questa lunga intervista a Flavio Insinna che a lui del “perdono” del pubblico non interessa nulla. 

L’errore principale di una persona che vuole giustificarsi è quello di farlo parlando di altro, parlando di corruzione, di evasione, di tasse. Tutte cose vere e reali che ben poco hanno però a che fare con quello che è successo a Insinna. Ovviamente nella vita ognuno è libero di difendersi come meglio crede, ma bisogna anche provare a fare un passo indietro, per esempio Insinna avrebbe potuto chiamare la signora della Val d’Aosta ma per sua stessa ammissione non lo ha fatto. Il messaggio che arriva al pubblico è chiaro: io non lo faccio perchè sono ancora convinto di aver fatto quello che dovevo fare mentre registravo le puntate di Affari Tuoi. Insinna non cambierà la sua posizione, forse cambierà lavoro per qualche tempo, lascerà la tv per poi tornare, quando questa ondata, sarà probabilmente dimenticata.

Su una cosa siamo d’accordo con Insinna: i leoni da tastiera. Non si insulta sui social, non si minaccia sui social. Se avete qualcosa da dire ci mettete la faccia in altro modo. Augurandogli la morte, minacciandolo, non siete diversi dall’uomo che voi credete che Insinna sia. Speriamo che questa vicenda si chiuda davvero così senza necessità di andare oltre. L’oltre lo lasciamo agli avvocati che a quanto si è capito avranno il loro gran da fare in questa vicenda. 

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