Il delitto di Garlasco diventa un film ispirato al libro di Vitelli
Ci sarebbe la firma per la cessione dei diritti del libro Il ragionevole dubbio di Garlasco del giudice Vitelli che potrebbe presto diventare un film
Chi segue la vicenda di Garlasco e tutto quello che è successo soprattutto in questi ultimi due anni sa bene quanta attenzione mediatica c’è intorno a questa storia. Lo sanno bene anche i produttori che, starebbero cercando di accaparrarsi le varie esclusive per portare sulle piattaforme, o sul grande schermo, questa storia. Oggi a dare maggiori informazioni rispetto a quello che potrebbe succedere è il giornalista Gabriele Parpiglia che nella sua newsletter ha spiegato che ci potrebbero essere due novità molto importanti in merito a questa storia.
Ci sarebbe infatti una serie in cantiere ma anche un film. Se per la serie i tempi potrebbero essere più lunghi, perchè il protagonista del racconto dovrebbe essere Alberto Stasi, pronto a dare in esclusiva il suo punto di vista, per il film invece, i tempi sarebbero diversi. I fatti si ispirerebbero infatti, al libro del giudice Vitelli che, in primo grado, assolse Stasi dopo il processo per l’omicidio di Chiara Poggi. Parliamo del libro “Il ragionevole dubbio di Garlasco”.
Il caso Garlasco diventa un film
Il giornalista Gabriele Parpiglia spiega dunque, che si sta lavorando sue due fronti diversi. la casa di produzione Groenlandia si starebbe occupando della serie dedicata a Stasi mentre Colorado Film, avrebbe concluso proprio nelle ultime ore, le trattative per l’acquisizione dei diritti cinematografici del libro del giudice Vitelli ( trovate qui il racconto del giornalista nella sua newsletter).
Ma di che cosa parla il libro del giudice Vitelli dedicato al delitto di Garlasco? Ecco come viene presentato il libro ai lettori:
Ci sono fatti di cronaca destinati a rimanere per sempre nell’immaginario collettivo, storie capaci di dividere l’opinione pubblica e toccare corde insospettate. Il caso Garlasco è uno di questi: un delitto che ha segnato il Paese, una storia giudiziaria solo apparentemente conclusa e che oggi torna con nuovi interrogativi e nuove ombre. Per anni l’unico indagato è Alberto Stasi, compagno della vittima, il «biondino dagli occhi di ghiaccio». Viene condannato a sedici anni di carcere, eppure manca il movente, le testimonianze vanno in un’altra direzione, il suo alibi viene accertato. Si può dire che sia colpevole oltre ogni ragionevole dubbio? La risposta è no. Da qui parte il racconto di Stefano Vitelli, il magistrato che nel 2009 assolse Stasi in primo grado, in un libro che ripercorre – umanamente e giudiziariamente, con elementi del processo mai raccontati al grande pubblico – tutta la vicenda: dalla telefonata al 118 alle analisi informatiche compromesse, dalle macchie di sangue alle nuove perizie che riscrivono ciò che si credeva acquisito, fino al movente fantasma e all’assunto per cui «meglio un colpevole fuori che un innocente dentro». Dubbi, verifiche, domande senza risposta, ma anche la responsabilità di chi deve giudicare sapendo che non si può scommettere sulla colpevolezza dell’imputato: la posta in gioco è troppo alta, un errore simile potrebbe segnare per sempre la vita di un innocente. Una narrazione immersiva, che dal caso di cronaca più discusso di sempre si apre a una riflessione universale sul potere, la conoscenza e il limite umano.
Un percorso anche umano quello che fa il giudice Vitelli ripercorrendo il racconto e dunque non è escluso che in un film dedicato al caso di Garlasco, ci si concentri proprio su questi aspetti e su quello che accadde nella villetta dei Poggi e negli anni successivi e poco invece, su quanto accaduto di recente.