Peaky Blinders: The Immortal Man, la recensione: il finale di Tommy Shelby divide tra mito e incompiutezza

Non poteva mancare la recensione del film Netflix che chiude la saga di Thomas Shelby. Peaky Blinders-The Immortal man: c'era grande aspettativa ma la storia non convince

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Dopo anni di attesa e il successo straordinario della serie Peaky Blinders, Netflix ha finalmente portato sullo schermo Peaky Blinders: The Immortal Man, il capitolo finale della saga di Thomas Shelby. Un film che avrebbe dovuto chiudere in modo definitivo una delle storie più iconiche della serialità contemporanea, ma che ha finito per dividere pubblico e critica.

Due ore scarse di visione che, invece di accompagnare lo spettatore verso una conclusione chiara e potente, sembrano spesso muoversi in modo frammentato, lasciando più domande che risposte. Il risultato? Un addio che fatica a reggere il confronto con la grandezza della serie originale.

Peaky Blinders: The Immortal Man: la recensione

Ci sono storie che non si guardano soltanto: si vivono. E Peaky Blinders è stata esattamente questo. Un viaggio lungo anni dentro il cuore nero dell’ambizione, della guerra e del potere, guidato da uno dei personaggi più magnetici della televisione contemporanea: Thomas Shelby. Con Peaky Blinders: The Immortal Man, Netflix prova a chiudere definitivamente il cerchio. Non è solo un film: è un congedo. È il momento in cui il mito deve lasciare spazio all’uomo. E forse è proprio questo il suo più grande pregio… e il suo limite più evidente.

Tommy Shelby è sempre stato un sopravvissuto. Alla guerra, ai nemici, alla politica, persino a sé stesso. Ma qui, per la prima volta, quella sopravvivenza diventa un peso. Il film ce lo mostra diverso: più silenzioso, più introspettivo, meno stratega e più spettatore degli eventi. Non è più il burattinaio che tira i fili, ma un uomo che sembra inseguire un senso che gli sfugge continuamente.

Ed è una scelta narrativa coerente con il suo percorso. Dopo tutto quello che ha fatto, dopo tutto quello che ha perso, era inevitabile arrivare a questo punto. Il problema è che questa trasformazione non viene sempre accompagnata da una scrittura altrettanto solida. Spesso si ha la sensazione che il film voglia suggerire più che raccontare. E questo, in un finale di saga, può risultare destabilizzante.

Il limite più evidente: una storia che fatica a trovare una direzione

Qui sta il nodo centrale. The Immortal Man è un film ambizioso, che prova a espandere l’universo narrativo verso una dimensione più ampia, intrecciando guerra, politica e drammi familiari. Ma nel farlo, perde quella precisione chirurgica che aveva reso la serie così potente. Dove Peaky Blinders costruiva tensione con una progressione impeccabile, il film sembra muoversi per blocchi, per momenti, senza una vera linea guida chiara.

Ci sono sequenze visivamente straordinarie, dialoghi intensi, intuizioni brillanti. Ma manca un filo conduttore forte che tenga insieme tutto. Ed è proprio questo che lascia lo spettatore con una sensazione difficile da ignorare: si capisce poco del senso complessivo di questo ultimo atto. Alla fine viene quasi da pensare, dopo due ore di film, che sarebbero bastati anche i soli 20 minuti finali a dare un senso a una storia che di certo, meritava qualcosa di verso come ultimo atto.

Il confronto con la serie: inevitabile e, purtroppo, impietoso

Essere fan di Peaky Blinders è, in questo caso, quasi un problema. Perché il confronto è inevitabile. E la serie resta superiore sotto praticamente ogni aspetto: scrittura, ritmo, costruzione dei personaggi, impatto emotivo. Lì ogni stagione era un crescendo. Qui, invece, si percepisce una certa dispersione. Il film sembra più interessato a chiudere i conti che a raccontare una storia davvero coinvolgente.

E questo si riflette anche nel modo in cui vengono gestiti i personaggi: meno incisivi, meno centrali, quasi sacrificati in nome di una visione più simbolica che narrativa. Resta però una certezza assoluta: Cillian Murphy è ancora una volta magnetico. Ogni sguardo, ogni silenzio, ogni gesto racconta più di intere sequenze. È lui a tenere in piedi il film, anche quando la sceneggiatura vacilla.

Il vero significato del film: la fine del mito Shelby

Eppure, sotto la superficie, un senso c’è. Ed è forse più interessante di quanto sembri a una prima visione. The Immortal Man non è il racconto di una vittoria. È il racconto di una resa dei conti.

Tommy Shelby non è più il re di Birmingham. Non è più il leader indiscusso. È un uomo costretto a confrontarsi con il peso delle sue scelte, con le conseguenze di una vita costruita sul potere, sulla violenza e sul controllo. Il titolo è profondamente ironico: Tommy non è immortale. È semplicemente sopravvissuto troppo a lungo. E questa “immortalità” diventa una condanna.

Qual è dunque il significato del finale di questa storia? Il film parla di eredità, di colpa, di fine. Del momento in cui il mito non basta più e l’uomo deve pagare il prezzo di tutto ciò che ha costruito. In questo senso, il finale non è pensato per esaltare, ma per chiudere. Non per glorificare, ma per svuotare. La reazione del pubblico e della critica riflette perfettamente questa ambiguità.

Da un lato c’è chi ha apprezzato il coraggio di raccontare un Tommy Shelby diverso, più umano, più fragile, meno iconico. Dall’altro c’è chi ha percepito il film come un’occasione mancata, un finale che non riesce a essere all’altezza della serie. Ed entrambe le letture sono valide. Perché The Immortal Man è un film che sceglie di non accontentare. Ma nel farlo, rischia anche di non soddisfare pienamente.

L’ultimo atto dei Peaky Blinders non convince

Chiudere una storia come Peaky Blinders era una sfida enorme. E The Immortal Man sceglie una strada precisa: quella del crepuscolo.

Non c’è trionfo. Non c’è catarsi spettacolare. C’è solo un uomo che arriva alla fine del suo percorso e deve fare i conti con tutto ciò che è stato.

È una scelta coerente, persino coraggiosa. Ma non è detto che sia quella che i fan volevano.

E forse è proprio questo il punto: il mito di Tommy Shelby resterà intatto nella memoria collettiva. Il film, invece, rimane un capitolo finale interessante, imperfetto, a tratti potente… ma lontano dalla grandezza della serie che lo ha preceduto. Peaky Blinders resterà una delle migliori produzioni mai viste su Netflix. Questo film è il suo epilogo. Non il suo apice.

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