Ore decisive per Sanremo 2021: Amadeus ci ripensa, il CTS ha grandi perplessità

Sanremo 2021 si farà oppure non si farà?

Continuiamo a chiederci, come sia stato possibile arrivare a un mese dalla data scelta per il Festival e rendersi conto che forse, sarebbe il caso di non farlo. E l’unica risposta che ci diamo è che, come successo questa estate, un paio di mesi fa, si pensava che il maledetto covid se ne sarebbe andato. E invece il coronavirus è ancora con noi, con tutte le sue mille varianti che tanto fanno paura. E allora ecco che a un mese dalla edizione 71 del Festival il Comitato Tecnico Scientifico mette sul tavolo della Rai, tutti i dubbi . E il problema, badate bene, non è solo il pubblico. Lo si dice da giorni, che la questione pubblico/figuranti, è solo una delle tante perplessità che affliggono chi deve prendere decisioni importanti. Non a caso, Amadeus, nelle ultime ore ha fatto un passo indietro, facendo sapere che si adeguerà a quello che Rai e CTS decideranno. Le prossime ore saranno decisive ma sembra sempre più evidente che quella di Sanremo, potrebbe essere una bomba pronta a esplodere, a livello epidemiologico, in qualsiasi momento. Facciamo un esempio banale, che ci può far anche comprendere, come questo covid possa mettere tutto in crisi e in discussione.

La bolla si ma potrebbe esplodere in qualsiasi momento

Venerdì sera è andata in onda la prima puntata de Il Cantante mascherato con un clamoroso colpo di scena: un ballerino del corpo di ballo, nonostante le attenzioni del caso, e i tamponi fatti, alla fine è risultato positivo. Mancavano meno di 24 ore alla messa in onda del programma e Milly ha dovuto rinunciare a tutti i ballerini, inclusi i due coreografi. Ha potuto chiamare i suoi maestri di Ballando con le stelle, e lo show è andato avanti. Ma immaginate che cosa potrebbe succedere se si scoprisse la positività di un microfonista o di un artista…Quali sarebbero le scelte da prendere? Un tampone fatto 72 ore prima serve si, ma non garantisce che non si possa essere positivi al quarto giorno e che quindi ci siano state 24 ore di tempo per contagiare una marea di altre persone. E’ questo il punto. Una bolla non può essere tale, a quanto pare, se di mezzo c’è il covid 19. E il problema del teatro/studio si pone anche in questo caso. L’Ariston ha spazi angusti, camerini piccoli, corridoi stretti. E non è uno studio televisivo dove ci sono spazi ben diversi, anche questo sarebbe uno dei punti sul quale il CTS starebbe facendo parecchie obiezioni.

A questo si aggiunge anche il fatto che Amadeus, invece che puntare a ridimensionare il tutto per il suo Sanremo 2021, ha voluto persino due artisti in più rispetto allo scorso anno. Una mossa astuta sarebbe stata quella di scegliere un numero inferiore di cantanti, anche per accorciare la durata di ogni singola serata. L’arrivo poi di ospiti persino dall’estero, pensiamo a Naomi Campbell, sarebbe un’altra mossa poco astuta fatta dal direttore artistico di Sanremo 2021.

Il problema figuranti

La questione non è se si paga, se non si paga ma che l’Ariston resta comunque un teatro e come tale un luogo chiuso nel quale le persone, che siano 50 o 500, dovrebbero dover trascorrere 5 ore di fila ( e anche per questo sarebbe servito dare una ridimensionata al tutto). Il dottor Bassetti ha suggerito una cosa che renderebbe fattibile la presenza di figuranti: accogliere persone che hanno ricevuto anche la seconda dose del vaccino ( ma la Rai è pronta a rischiare?). A queste si potrebbero aggiungere altre persone che il covid lo hanno già avuto.

Questione assembramenti

Quello che abbiam imparato in questo ultimo anno è che è cosa buona e giusta evitare il più possibile di creare un assembramento e anche di muoversi da una parte all’altra. Se in città arrivano 26 artisti, significa muovere solo intorno a loro, almeno un migliaio di persone, e altrettante dovrebbero essere quelle in arrivo per lavorare con la Rai per il Festival. A queste si aggiungerebbero gli accreditati, i giornalisti, gli inviati. Come si potrebbe evitare di creare assembramento nei luoghi in cui di solito, si parla di Festival? Una telecamera, come si vede spesso anche a Roma, nei luoghi della politica, di per sè porta un assembramento. Chi si assumerebbe la responsabilità di tutto questo? Ovviamente anche in questo caso ci chiediamo: solo ora ci si rende conto che questo sarebbe successo?

Cosa succederà adesso?

Ci viene da pensare che una soluzione ci sarebbe stata, ma se maturata in un momento diverso. Nell’anno in cui il covid 19 ha stravolto tutto, si sarebbe potuto pensare di fare il Festival in un altro posto, in un vero studio televisivo. Magari pensandolo anche in tre giornate, invece che in cinque. Ma cosa si può davvero cambiare in un mese? Negli ultimi minuti circolano nuove voci: la possibilità di far slittare il Festival di qualche settimana, con la speranza che la situazione dal punto di vista epidemiologico migliori, ma anche per dare modo di pensare a un piano B.

Quello che succederà non possiamo saperlo ma la sensazione è che siamo di fronte all’ennesimo pasticcio all’italiana.

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