Afghanistan ultime notizie: ecco l’Italia più lealista del re

Afghanistan news – Ieri un altro soldato italiano (il quarantunesimo) è morto durante una azione di guerra che ha visto impegnato alcuni reparti del 183esimo reggimento paracadusti “Nembo”, uno dei corpi migliori dell’Esercito Italiano, contro un gruppo di insorti. E’ stato un comunicato dello stesso stato maggiore, diffusa dal ministro La Russa, a descrivere, nel solito linguaggio burocratico dei comunicati, quanto avvenuto. Il caporale Davide Tobini, questo il nome della vittima, è caduto durante uno scontro a fuoco nella zona di Bala Murghab in Afghanistan. La sua colonna ha subito un attacco da parte degli insorti talebani, mentre era impegnata nella perlustrazione di un villaggio dove era stata segnalata la presenza di esplosivi. Durante lo scontro a fuoco altri due paracadutisti sono rimasti uccisi: Simone D’Orazio e Francesco Arena. Il primo è in condizioni gravissime.

Come sempre accade in queste circostanza (o per meglio dire come è accaduto nella altre 41 volte in cui sono stati diffusi questi tragici comunicati) le ore immediatamente successive alla diffusione della notizia, sono state caratterizzate dalla solita sequela di comunicati delle varie cariche dello Stato e dei vari rappresentati politici, di cordoglio alla famiglia e di difesa della missione italiana in Afghanistan. Su quest’ultimo punto scontate sono state anche le solite sfumature, con la solita Lega Nord che è tornata a chiedersi quanti morti italiani dovranno ancora esserci in Afghanistan, salvo poi votare ai rifinanziamenti delle missioni.

Oggi la notizia della morte del nostro connazionale è stata battuta da tutta la stampa e da tutti media a larga distribuzione. Nei prossimi giorni la morte del nostro soldato in Afgnanistan finirà quindi nel dimenticatoio.  E anche in questo si è facile profeti poichè così è stato nelle scorse 40 volte e così sarà anche questa volta.

Noi ieri abbiamo preferito non parlare e riservare al nostro soldato, il silenzio interiore che si deve a chi muore combattendo. Punto. Intendiamoci, sulle colonne di questo blog spesso abbiamo sostenuto posizioni decisamente contrastanti e controcorrente su molto questioni sia in ambito estero che in ambito economico. Ieri abbiamo preferito tacere non perchè ce ne frega qualcosa dei soliti appelli dei politici e della massime cariche istuzionali a evitare le polemiche nel giorno del dolore, ma solo in rispetto alla morte di un uomo, di un soldato, caduto in una guerra priva di senso e che non ci appartiene. E si badi che questo non lo affermiamo (solo) noi ma lo affermano le migliaia di commenti da parte di tantissimi italiani che tra ieri e oggi sono comparsi sul web, quasi ad esternere una rabbia mista ad un senso di impotenza per quelle che sono le responsabilità dell’attuale classe dirigente e politica in questo conflitto.

Perchè se è vero che certe domande il soldato non se le fa è altrettanto vero che queste domande dovrebbe essere la politica a farsele. E invece nulla. Anche ieri si è assistito al solito revival di dichiarazioni delle istituzioni. Parole monotone e lontane come quelle di qualche alta carica che ha affermato che quello di ieri è un “nuovo tributo alla sicurezza e alla libertà”. Parole molto belle ma che non significano assolutamente nulla: quale sarebbe la sicurezza da difendere? E quale sarebbe la libertà da difendere?

L’Italia è in Afghanistan da anni. Ci è andata per non perdere il solito treno democrazia-export allestito dagli Usa, con (all’epoca) la retorica della lotta al terrorismo. Lasciando perdere l’infondatezza e la pretestuosità di tali accuse, dopo tanti anni gli Usa, complice la crisi economica, hanno capito che la guerra all’Afghanistan non può essere vinta. L’Italia no. In Italia ancora si parla di “difesa della democrazia afghana e di necessità di addestare il locale esercito che, senza l’appoggio estero, si sfalderebbe in pochi giorni. L’Italia, salita su un treno non preparato da lei, non ha una strategia sull’Afghanistan. E allora ripete frasi da bushiana memoria, cadute in disuso anche in Usa.

Oggi nessuno tra le alte cariche sa perchè l’Italia è in Afghanistan. Si cita il rispetto dei patti e degli accordi, la difesa della debole democrazie e debole debole libertà,  ma le altre nazioni, nonostante i patti e gli accordi vanno via. L’Italia no, l’Italia, grazie alla peggiore classe dirigente degli ultimi decenni, resta più lealista del re, dimostrando tutta la sua inadeguatezza da ultimo servo della classse. Ma accanto a questa Italia senza vergogna e pudore, esiste anche un’altra Italia che da tempo, pur osservando il silenzio che si deve ai caduti, anzi forse proprio alla luce di quel silenzio, si chiede se non sia l’ora di abbandonare un treno allestito da altri.

Enzo Lecci

 

 

 

 

 

 

 

 

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