Miriam Sermoneta si suicida dopo aver scritto a Napolitano

Parliamo ancora una volta di una morte, di un suicidio. Questa volta la vittima è una donna, che aveva cercato aiuto nelle istituzioni, Miriam Sermoneta era una guardia giurata, ha deciso di farla finita la scorsa notte con un colpo di pistola al cuore, a Guidonia, nella sua abitazione. Secondo le ultime notizie la giovane donna aveva denunciato la solitudine del suo lavoro, la tristezza di trascorrere molte ore da sola «senza nemmeno la possibilità di parlare con qualcuno», scrivendo anche a Napolitano attraverso una lettera sconsolata via Facebook. Ma non è bastato. Ha preso la pistola e ha fatto quel folle gesto da cui non si può mai più tornare indietro: si è tolta la vita.

Miriam lavorava per la societá Axitea. Il segretario del Savip, Vincenzio del Vicario, ha infatti spiegato:
«Siamo colpiti per questa tragedia  la donna lavorava per la societá Axitea che, a seguito di una politica sfrenata sta mettendo il personale in cassintegrazione e presto ci saranno licenziamenti. La paura per la perdita del lavoro potrebbe aver influito». Secondo quanto si è appreso dal sindacato, la donna, una 40enne, stava chattando con un collega al quale avrebbe fatto intuire che voleva farla finita. L’uomo ha dato l’allarme ma quando i vigili del fuoco hanno sfondato la porta dell’abitazione per la donna non c’era piú nulla da fare.

Miriam aveva lanciato il suo allarme in diversi modo, sopratutto grazie ad un gruppo Facebook titolato “Non toccate l’articolo 18”, nel quale la donna critica l’organizzazione del lavoro, i turni sempre più faticosi, le difficoltà di un mestiere che pochi conoscono. Forse questo malessere l’ha portata fino al suicidio della scorsa notte. E la lettera a Napolitano conteneva queste parole:

“Se questa mia lettera arriverà mai al Presidente Napolitano e se arriverà mi scuso per la mia pessima grammatica, ma sono una guardia giurata con la terza media inferiore, ma che con dignità svolge il suo lavoro… Posso darle del tu? Sa così almeno mi viene piu’ semplice poterle anche scrivere”. E un amico, oggi, le scrive: “Non siamo riusciti a leggere tra le righe Mimmy, perdonaci: stavi parlando in terza persona di te. Ci stavi prennunciando il tuo suicidio. E chi come me ti era molto amica non l’ha capito. Perdonami”, scrive un amico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.