Emanuela Orlandi, ossa trovate a Sant’Apollinare non sono sue

E’ ancora fitto il mistero sul caso di Emanuela Orlandi. Le ossa trovate nella cripta della basilica di Sant’Apollinare a Roma non sono sue. La notizia arriva a seguito degli esami effettuati dagli specialisti del laboratorio Labanof, che hanno analizzato i resti umani che sono stati rinvenuti nella chiesa in cui il boss della Magliana Renatino De Pedis venne sepolto e vi rimase fino allo scorso anno. Dopo di che il Vaticano acconsentì allo spostamento della salma. Dunque ancora un nulla di fatto sulle sorti di Emanuela Orlandi, caso aperto da molti anni.

Pare però che al momento si stia indagando su Marco Fassoni Accetti. Il fotografo era stato uno dei telefonisti, e lo aveva ammesso in prima persona.

Un barlume di speranza di risolvere il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi era emerso quando, procedendo con la traslazione delle ossa di Renatino De Pedis, boss della Magliana, erano spuntati resti che non appartenevano a lui, presenti proprio nella cripta della basilica di Sant’Apollinare, a Roma. Il boss era stato sepolto in quel luogo nel 1990. Ma le ossa trovate a Sant’Apollinare non appartengono ad Emanuela Orlandi. I sospetti erano nati a seguito di una telefonata anonima nel corso della trasmissione Chi l’ha visto?. Questa persona aveva detto di cercare la soluzione dell’enigma del caso di Emanuela Orlandi proprio nella basilica, andando alla ricerca del “favore che Renatino fece al cardinal Poletti“. E così avvenne la scoperta che il boss si trovava nella basilica di Sant’Apollinare, e venne decisa la traslazione dei suoi resti.

Emanuela Orlandi era scomparsa il 22 giugno 1983, e non fu mai più ritrovata. Era figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia.

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