Garlasco, il test negativo mai finito negli atti: nuovi dubbi sul lavoro del Ris nel 2007

C'è un altro test dall'esito negativo che i Ris di Parma nelle indagini per il delitto di Garlasco, non consegnarono? Ecco che cosa sta emergendo

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Il delitto di Garlasco torna ancora una volta al centro delle cronache e questa volta i riflettori sono puntati soprattutto su ciò che accadde nei laboratori del Ris di Parma nel 2007. Nelle ultime ore sia il Corriere della Sera sia Repubblica dedicano ampio spazio alle verifiche della Procura di Pavia sull’attività investigativa svolta dopo l’omicidio di Chiara Poggi. Repubblica parla apertamente delle scelte investigative oggi finite sotto osservazione e questa mattina dedica un nuovo approfondimento alla nota riemersa dagli archivi dei carabinieri relativa ai pedali della bicicletta di Alberto Stasi.

Il Corriere ricostruisce invece nel dettaglio la vicenda dell’Obti test e degli appunti interni acquisiti recentemente dai magistrati. È necessario precisarlo: si tratta di elementi sui quali sono in corso accertamenti e parlare di un risultato deliberatamente “occultato” significa, allo stato attuale, riferirsi a un’ipotesi che dovrà essere verificata. Quello che appare certo è che, a distanza di quasi vent’anni, alcuni documenti stanno imponendo una nuova lettura di passaggi considerati fondamentali nell’indagine del 2007.

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Garlasco, il ricordo di Giorgio Portera e quel test negativo sui pedali della bici di Stasi

A riaccendere l’attenzione dei pm sarebbe stato, quasi involontariamente, l’ex tenente del Ris Giorgio Portera. Sentito nell’ambito dei nuovi accertamenti, Portera aveva fatto riferimento al ricordo di un Obti test negativo sui pedali della bicicletta di Stasi. Un particolare tutt’altro che secondario. Nel settembre 2007 una traccia presente sul pedale era stata ritenuta con elevata probabilità riconducibile a sangue e conteneva una quantità significativa di Dna attribuito a Chiara Poggi.

Quell’elemento contribuì al fermo di Alberto Stasi del 24 settembre 2007, fermo che successivamente non venne convalidato. Nelle relazioni tecniche dell’epoca viene indicato l’utilizzo del Combur test, che aveva dato risultato positivo, ma non compare un risultato dell’Obti, esame specifico utilizzato per la ricerca di sangue umano. Ed è proprio qui che il ricordo di Portera ha assunto per gli investigatori un significato completamente diverso: se quel test non risultava ufficialmente eseguito, perché un uomo che lavorava nel Ris nel 2007 ne ricordava addirittura l’esito negativo?

Delitto di Garlasco, l’appunto ritrovato nel fascicolo del Ris: l’Obti test sarebbe stato fatto

La possibile risposta è arrivata dai documenti interni del Ris di Parma acquisiti dalla Procura. Secondo quanto ricostruito dal Corriere, in un foglio di appunti relativo alle attività del 20 settembre 2007 si legge che il pedale con una traccia bruna su un tacchetto sarebbe stato sottoposto proprio all’Obti test, ottenendo esito negativo. Repubblica oggi riferisce a sua volta dell’emersione dagli archivi dei carabinieri di un appunto dell’allora capitano Alberto Marino relativo all’assenza di sangue sui pedali. Il problema è che di questo risultato non vi sarebbe traccia nelle relazioni ufficiali dell’epoca.

E non sarebbe l’unica anomalia rispetto all’indagine sul delitto di Garlasco, sulla quale stanno lavorando i magistrati: sullo stesso campione, che il giorno precedente aveva restituito 2,78 nanogrammi di Dna di Chiara Poggi, il 20 settembre sarebbero state effettuate anche due controanalisi genetiche con tracciati negativi. Anche questi risultati non entrarono nelle relazioni e sono riemersi molti anni dopo attraverso l’esame dei dati grezzi. È la combinazione di questi elementi, più che il singolo dato preso isolatamente, a interessare oggi la Procura.

Stasi fermato quattro giorni dopo: perché il risultato non venne riportato?

La sequenza temporale rende inevitabili le domande. L’Obti test negativo sarebbe stato effettuato il 20 settembre 2007; quattro giorni dopo Alberto Stasi venne fermato anche sulla base dell’ipotesi che sui pedali della sua bicicletta fosse presente sangue. Il 25 settembre, mentre Stasi era ancora in carcere in attesa della decisione sulla convalida, il consulente della difesa Matteo Fabbri chiese che sulle tracce dei pedali fosse effettuata una diagnosi di specie, indicando proprio un esame come l’Obti test.

Secondo la ricostruzione del Corriere, Marino prese atto della richiesta ma comunicò che quell’analisi non sarebbe stata effettuata, procedendo invece alla ricerca del Dna su una nuova traccia. Eppure, stando all’appunto scoperto oggi, un Obti sarebbe già stato eseguito cinque giorni prima ed era risultato negativo. Due anni più tardi, durante il processo, Marino avrebbe inoltre suggerito al perito Carlo Robino di non effettuare un test immunologico sul campione, considerata l’esiguità del materiale disponibile. Tutti passaggi che oggi vengono riletti dalla Procura alla luce della documentazione appena acquisita.

Delitto di Garlasco, dai test ai reperti distrutti: perché oggi il lavoro del Ris è sotto la lente

Il nuovo capitolo non riguarda soltanto i pedali. L’attenzione degli inquirenti si è estesa anche alla gestione successiva dei reperti conservati presso il Ris. Dalle nuove carte sarebbe emerso che nel settembre 2016 fu Alberto Marino, nel frattempo diventato comandante della sezione di Biologia, a disporre la distruzione di alcuni campioni intermedi relativi al caso Garlasco. Una relazione interna attribuirebbe a lui l’iniziativa, mentre l’autorizzazione giudiziaria alla distruzione dei reperti sarebbe arrivata soltanto anni dopo. Anche questo episodio viene oggi esaminato insieme agli altri passaggi controversi delle indagini scientifiche.

Non significa che sia già stata dimostrata l’esistenza di un disegno volto a nascondere prove o risultati: è precisamente ciò che gli investigatori devono ancora chiarire. Ma una domanda, dopo la scoperta dell’appunto sull’Obti test, diventa difficile da evitare: se il 20 settembre 2007 il Ris aveva davvero ottenuto un risultato negativo alla ricerca specifica di sangue sul pedale, perché quel dato non venne riportato nelle relazioni ufficiali e quale sarebbe stata la sua importanza nelle decisioni prese nei giorni immediatamente successivi? È attorno a questo interrogativo che, diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, si apre un altro delicatissimo capitolo del caso Garlasco.

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