I ragazzi della minicar allontanati dall’oratorio, parla il parroco: “bestemmie e spinelli, genitori in difficoltà”
Le aggressioni compiute a Roma dalla cosiddetta “banda della minicar” continuano a far discutere, soprattutto dopo le dichiarazioni di don Maurizio Spreafico, parroco della chiesa di Santa Maria Liberatrice, nel quartiere Testaccio. Il sacerdote conosceva da tempo i due minorenni di 16 e 17 anni coinvolti nelle violenze che hanno sconvolto la Capitale e ha […]
Le aggressioni compiute a Roma dalla cosiddetta “banda della minicar” continuano a far discutere, soprattutto dopo le dichiarazioni di don Maurizio Spreafico, parroco della chiesa di Santa Maria Liberatrice, nel quartiere Testaccio. Il sacerdote conosceva da tempo i due minorenni di 16 e 17 anni coinvolti nelle violenze che hanno sconvolto la Capitale e ha raccontato a Repubblica alcuni episodi del loro passato.
Una testimonianza che apre uno spaccato sulle difficoltà delle famiglie, sui comportamenti dei ragazzi e sui tentativi di intervenire prima che la situazione degenerasse. Tra i particolari emersi anche quello relativo alla madre del diciassettenne, moglie di un carabiniere, che avrebbe vissuto con particolare disagio i problemi del figlio.
>>> La mamma di uno dei ragazzi della minicar: “mio figlio non è un mostro”
Il parroco di Testaccio conosceva i ragazzi della minicar: perché erano stati allontanati dall’oratorio?
Don Maurizio Spreafico aveva conosciuto entrambi i ragazzi attraverso le attività dell’oratorio di Santa Maria Liberatrice. Con il passare del tempo, però, alcuni loro atteggiamenti avevano iniziato a creare problemi nella comunità. Il sacerdote, intervistato da Repubblica, ha raccontato di bestemmie, insulti e consumo di spinelli, ma anche di comportamenti che avrebbero coinvolto altri giovani frequentatori della parrocchia.
Secondo il suo racconto, il sedicenne avrebbe persino proposto ad alcuni ragazzi di provare motorini rubati in cambio di piccole somme di denaro o pacchetti di sigarette. Episodi riferiti dal parroco che, naturalmente, non devono essere confusi con responsabilità giudiziarie accertate. Di fronte a una situazione diventata difficile da gestire, don Maurizio aveva deciso di allontanare temporaneamente i due dall’oratorio, anche per proteggere gli altri ragazzi. Non si sarebbe trattato, però, di una chiusura definitiva: almeno per uno dei minorenni era stato successivamente concordato un percorso di rientro.
La mamma del diciassettenne è la moglie di un carabiniere: il disagio raccontato al sacerdote
Tra i passaggi più significativi dell’intervista c’è quello che riguarda la famiglia del ragazzo più grande. Il diciassettenne è figlio di un carabiniere, una circostanza che rende ancora più delicata la vicenda dal punto di vista familiare. Don Maurizio ha raccontato che la madre, dopo l’allontanamento del figlio dall’oratorio, gli aveva manifestato le proprie difficoltà, anche per il fatto di essere la moglie di un appartenente all’Arma.
Un dettaglio che racconta il disagio di una madre alle prese con i comportamenti problematici del figlio, senza che questo possa diventare motivo per attribuire responsabilità alla famiglia. Del resto, essere il figlio di un carabiniere non significa essere automaticamente al riparo da errori o condotte violente. Anche la situazione familiare del sedicenne, secondo quanto riferito dal parroco, presentava delle difficoltà. Il ragazzo sarebbe cresciuto con la madre e altri due fratelli, in un contesto che la stessa donna aveva descritto come complicato. Due storie familiari differenti, accomunate dalla preoccupazione per ragazzi che stavano manifestando segnali di disagio.
Le aggressioni della banda della minicar e il dramma di Davide Iacopini
Quello che i due ragazzi hanno fatto a bordo della minicar, poteva finire anche peggio, non lo dimentichiamo, visto che le aggressioni sono state diverse ( almeno sei le denunce). Il racconto del sacerdote assume un peso particolare alla luce di quanto accaduto nelle strade di Roma tra il 4 e il 5 ottobre. I due minorenni sono finiti al centro delle indagini per una serie di aggressioni ai danni di passanti, compiute mentre si spostavano a bordo di una minicar nera tra Testaccio e Monteverde. Secondo le ricostruzioni emerse, i ragazzi avrebbero ammesso il proprio coinvolgimento, spiegando di aver agito per noia e divertimento.
Tra le vittime c’è l’attore Davide Iacopini, aggredito mentre si trovava su un monopattino e ricoverato in condizioni gravissime. Iacopini ha dovuto affrontare due interventi neurochirurgici e, secondo le ultime informazioni disponibili, resta in terapia intensiva con prognosi riservata. Una vicenda drammatica che rende ancora più difficile comprendere la leggerezza con cui sarebbero state compiute le aggressioni. Le indagini dovranno chiarire le singole responsabilità dei minorenni, mentre resta aperta una domanda che va oltre il caso giudiziario: come si arriva a considerare la violenza contro uno sconosciuto una forma di divertimento?
Le parole del parroco riportano l’attenzione anche sul ruolo degli adulti e sulle difficoltà di riconoscere e affrontare comportamenti sempre più preoccupanti. Don Maurizio aveva cercato di intervenire all’interno della propria comunità, arrivando alla decisione di allontanare temporaneamente i ragazzi. Le famiglie, secondo quanto emerso dalle testimonianze, erano a conoscenza di alcune difficoltà e avevano avuto contatti con il sacerdote.
C’è poi un altro particolare che rende questa storia ancora più dolorosa. Don Maurizio ha ricordato che i due minorenni conoscevano Edoardo Clementi, il giovane morto due anni fa in via Riva Ostiense dopo una fuga su un motorino rubato. Una tragedia che aveva già colpito quell’ambiente giovanile e che oggi torna alla memoria attraverso le parole del parroco.
Sarebbe sbagliato sostenere che quanto accaduto fosse inevitabile o che esistessero segnali sufficienti a prevedere aggressioni tanto gravi. Resta però la riflessione su quanto possa essere difficile, per genitori, educatori e comunità, accompagnare adolescenti che manifestano comportamenti problematici. E mentre si cerca di comprendere che cosa sia accaduto nella vita dei due ragazzi, la priorità resta la salute di Davide Iacopini e delle altre persone coinvolte, vittime di una violenza che non può trovare alcuna giustificazione.
Perchè non puoi uscire di casa a bordo di una minicar per festeggiare il tuo compleanno e colpire i passanti solo perchè ti annoi. Non può e non deve succedere. ( Foto usata a solo scopo illustrativo)