La mamma di Jacopo Trabattoni: “nessuna sfida social, sciacallaggio”
La morte di Jacopo Trabattoni: adesso parla la mamma e chiede rispetto
La morte di Jacopo Trabattoni, il ragazzo di 15 anni rimasto folgorato dopo essere salito su un traliccio dell’alta tensione nelle campagne di Lodi, continua a lasciare aperti molti interrogativi. Nelle ore successive alla tragedia si è parlato con insistenza della possibilità che dietro quella pericolosissima arrampicata potesse esserci una sfida social.
Una ricostruzione che, però, al momento non è stata accertata dagli investigatori e contro la quale interviene con forza la mamma del ragazzo, Gioia Farina. «Sulla tragedia di mio figlio, soprattutto sulla questione della sfida social, si è fatto sciacallaggio», ha dichiarato al Corriere della Sera, sottolineando come siano state diffuse, a suo giudizio, molte informazioni sbagliate. La Procura di Lodi sta proseguendo gli accertamenti per capire cosa abbia spinto Jacopo a salire sul traliccio.
La mamma di Jacopo Trabattoni: «Era un ragazzo che amava la vita»
Gioia Farina vuole soprattutto che suo figlio venga ricordato per quello che era nella vita di tutti i giorni, e non soltanto per le circostanze drammatiche della sua morte. Jacopo viene descritto dalla mamma come un adolescente pieno di interessi, energia e creatività. Praticava parkour e amava anche lo skate. Frequentava i corsi dell’associazione Sportime di Lodi e aveva un rapporto costante con il suo istruttore.
Da poche settimane aveva inoltre iniziato il secondo anno al liceo artistico di Lodi, dopo aver frequentato il primo anno allo scientifico: un cambiamento che, secondo quanto raccontato dalla madre, lo rendeva molto felice. Anche chi lo conosceva nell’ambiente sportivo parla di un ragazzo molto appassionato. Il presidente dell’associazione Sportime, Paolo Ferrari, ha ricordato però che il parkour insegnato in palestra punta proprio sulla capacità di valutare il rischio e che arrampicarsi su un traliccio dell’alta tensione non ha nulla a che vedere con la pratica della disciplina.
Jacopo Trabattoni: il selfie sul traliccio e i dubbi sulla presunta sfida social
C’è però un elemento sul quale gli investigatori stanno lavorando: un selfie che Jacopo Trabattoni avrebbe scattato dopo essere salito sul traliccio, a circa 20 metri di altezza. La madre ha confermato l’esistenza della fotografia e ha spiegato che lo smartphone è stato acquisito dagli agenti della Questura di Lodi dopo essere stato sbloccato. La presenza dello scatto, tuttavia, non dimostra di per sé che il ragazzo stesse partecipando a una challenge online.
Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, Jacopo Trabattoni aveva due profili social, entrambi privati, e non sarebbe emerso finora un utilizzo finalizzato a mostrare le proprie attività a un vasto pubblico. Anche dall’associazione sportiva che frequentava non risultano, sulla base delle informazioni disponibili, elementi in grado di confermare una sfida organizzata sui social. Saranno quindi gli accertamenti sul telefono e la ricostruzione delle sue ultime ore a chiarire, per quanto possibile, il motivo dell’arrampicata.
Le ultime ore di Jacopo Trabattoni e le indagini sulla tragedia
Venerdì pomeriggio Jacopo Trabattoni era uscito di casa in bicicletta e aveva raggiunto la zona di Cascina Bottedo, nelle campagne tra Lodi e Lodi Vecchio. Non vedendolo rientrare, la famiglia aveva iniziato a cercarlo e la mamma aveva contattato anche il suo istruttore di parkour. L’allarme è scattato nella serata, dopo che i tecnici di Terna avevano rilevato un’anomalia sulla rete elettrica: il corpo del quindicenne è stato trovato ai piedi del traliccio. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione quanto accaduto e perché il ragazzo abbia deciso di salire così in alto.
La salma resta a disposizione della Procura presso l’Istituto di Medicina legale di Pavia. Intanto, al liceo artistico frequentato da Jacopo Trabattoni, la dirigente Daniela Verdi ha raccontato lo sconvolgimento dei suoi compagni e ha annunciato interventi di sostegno psicologico. La richiesta della famiglia, in queste ore di dolore, è soprattutto quella di non trasformare un’ipotesi ancora da verificare in una certezza e di ricordare Jacopo attraverso la sua energia, le sue passioni e la sua creatività.