Raffaele Sollecito in tv: “prigioniero di uno stigma che mi perseguita”
Dopo Amanda Knox a Verissimo arriva anche Raffaele Sollecito che parla della sua storia ma anche di quella di Stasi
Raffaele Sollecito torna a parlare del suo passato, delle ferite che ancora oggi condizionano la sua vita e di un futuro che fatica a immaginare in Italia. Ospite di Silvia Toffanin nella puntata di Verissimo in onda domenica 18 ottobre 2026, l’uomo, definitivamente assolto nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher, racconta quanto sia difficile liberarsi da un’etichetta che continua a pesare sulla sua quotidianità.
«Mi sento ancora prigioniero di uno stigma che mi perseguita e che, di fatto, ha condizionato tante cose nella mia vita», confessa. A quasi vent’anni dal delitto di Perugia, Sollecito ammette dunque di non essere riuscito a lasciarsi completamente alle spalle quella vicenda giudiziaria. E le sue parole restituiscono tutta l’amarezza di chi, nonostante l’assoluzione definitiva, sente ancora di dover fare i conti con il giudizio degli altri.
>> Amanda Knox a Verissimo: le sue parole su Meredith
Raffaele Sollecito a Verissimo parla di Alberto Stasi: «Per me è innocente»
Nel corso dell’intervista, Raffaele Sollecito affronta anche un altro caso di cronaca nera che continua a far discutere l’opinione pubblica: il delitto di Garlasco e la condanna di Alberto Stasi. Sollecito ha inviato una lettera di vicinanza all’ex fidanzato di Chiara Poggi, esprimendo una posizione molto netta sulla sua vicenda giudiziaria. «Non mi paragono alla sua vicenda, ma all’ingiustizia che c’è dietro. Per me è assolutamente innocente, perché non c’è mai stata una prova contro di lui», dichiara davanti a Silvia Toffanin.
Si tratta naturalmente della convinzione personale di Sollecito, che non modifica la posizione giudiziaria di Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi ( ricordiamo però che i legali di Stasi sono a lavoro per una possibile richiesta di revisione del processo). Le sue dichiarazioni mostrano però quanto la propria esperienza abbia influenzato il modo in cui guarda ad altri casi giudiziari particolarmente controversi.
Sollecito critica Amanda Knox per lo spettacolo teatrale: «Penso alla famiglia di Meredith»
Non mancano parole importanti anche su Amanda Knox, con la quale Sollecito ha condiviso una delle pagine più difficili della sua esistenza. A Silvia Toffanin, che gli chiede un commento su Cartwheel, lo spettacolo di stand-up comedy portato in scena dall’americana, Raffaele confessa di essere rimasto colpito negativamente dalla scelta del titolo. «Quel titolo mi arriva un po’ come una provocazione. Mi ha un po’ colpito lo stomaco sapere che lo ha intitolato così, richiamando la “ruota” fatta in questura».
Sollecito ricorda quel gesto di Amanda, sottolineando come alcuni comportamenti, in un contesto tanto drammatico, avrebbero potuto essere evitati. «Quella era stata una ragazzata che in quel contesto si poteva risparmiare, come io portarmi un coltellino a serramanico. Ecco, io non la porterei come una bandiera». Il suo pensiero va soprattutto ai familiari della studentessa britannica uccisa a Perugia: «Mi sono chiesto: prova a metterti dalla parte della famiglia di Meredith». Una riflessione che mette al centro il dolore di chi ha perso una figlia e una sorella e che, a distanza di tanti anni, continua a convivere con quella tragedia.
Sollecito, il rimpianto per Amanda Knox e la scelta di non diventare padre in Italia
Nella parte più intima dell’intervista, Raffaele Sollecito torna su un episodio raccontato dalla stessa Amanda Knox durante una precedente ospitata a Verissimo. Qualche anno fa, durante una visita a Gubbio, un artista di strada lo aveva scambiato per il padre della bambina di Amanda, vedendolo spingere il passeggino. Un momento apparentemente banale, che aveva però suscitato emozioni difficili da spiegare.
«Quando ho risposto che la bambina non era mia ho avuto un sussulto. C’è stato come un fermo immagine, per più di un minuto nessuno ha fiatato», racconta. Inevitabile chiedersi come sarebbe stata la loro vita se non fossero stati travolti dalla tragedia di Perugia. «Ci volevamo molto bene e ci trovavamo bene insieme. Cosa sarebbe successo nel concreto senza questa tragedia? È un punto interrogativo che forse non avrà mai risposta».
Ma è soprattutto quando parla della possibilità di diventare padre che Raffaele Sollecito pronuncia una delle frasi più amare dell’intervista. «Non ho nessuna stima dell’Italia, delle sue istituzioni. Non voglio creare una famiglia qui». Parole durissime che raccontano quanto il rapporto con il suo Paese sia ancora segnato da ciò che ha vissuto. Il desiderio di costruirsi una famiglia non viene escluso, ma Sollecito sembra avere una certezza: non vorrebbe farlo in Italia.