San Giovanni Rotondo, meno pellegrini e 38 licenziamenti: i lavoratori di Padre Pio scrivono al Papa
In calo il turismo religioso a San Giovanni Rotondo: i lavoratori della fondazione San Pio licenziati scrivono al Papa
Per decenni San Giovanni Rotondo e Padre Pio sono stati un binomio capace di richiamare milioni di fedeli e di alimentare un sistema economico costruito intorno al turismo religioso. Alberghi, ristoranti, negozi di souvenir e attività commerciali hanno vissuto grazie ai pellegrini arrivati da ogni parte d’Italia e dall’estero. Oggi, però, qualcosa sembra essere cambiato. I numeri raccontano una flessione significativa: secondo i dati Assoturismo riportati dal Corriere della Sera, nel primo semestre del 2026 le presenze a San Giovanni Rotondo sono diminuite del 14,82%, passando dalle 185.016 del 2025 alle 157.595 del 2026.
Una crisi che si vede anche percorrendo le strade vicine ai luoghi di culto: un reportage di Repubblica aveva segnalato già nei mesi scorsi che, su 34 attività prese in esame in viale Padre Pio, ben 24 avevano abbassato le saracinesche.
San Giovanni Rotondo, la Fondazione San Pio avvia 38 licenziamenti
A rendere ancora più evidente la situazione è adesso la vertenza che coinvolge la Fondazione San Pio da Pietrelcina. La procedura di licenziamento collettivo interessa 38 lavoratori su un organico di 89 persone, impiegati come sacristi e nei servizi di accoglienza e ordine all’interno dei luoghi legati al Santo. Secondo quanto riferito dai sindacati, la Fondazione avrebbe indicato tra le ragioni della decisione l’aumento dei costi del personale conseguente al rinnovo del CCNL Sacristi 2026-2029 e la contrazione dei flussi dei pellegrini, con conseguenze anche sulle entrate e sulle donazioni.
Filcams Cgil e Fisascat Cisl contestano la scelta e chiedono invece il ritiro della procedura e l’apertura di un confronto per trovare soluzioni alternative. Tra le questioni sollevate c’è anche la prospettiva di una riorganizzazione che prevederebbe l’affidamento all’esterno di alcune attività oggi svolte dal personale della Fondazione.
I lavoratori di San Giovanni Rotondo scrivono a Papa Leone XIV
La paura di perdere il lavoro ha portato una rappresentanza dei sacristi che lavorano a San Giovanni Rotondo a rivolgersi direttamente a Papa Leone XIV con una lettera datata 1 ottobre 2026. Il messaggio racconta non soltanto una vertenza occupazionale, ma le vite di persone che lavorano da decenni nei luoghi di Padre Pio. Alcuni spiegano di avere iniziato da giovanissimi come volontari e di aver poi trasformato quel servizio nel proprio lavoro.
Al Pontefice ricordano che dietro i 38 posti a rischio ci sono altrettante persone e famiglie, anni di servizio e vite costruite intorno a quello stipendio. I firmatari pongono inoltre una domanda sul futuro stesso dell’accoglienza nel Santuario, alla luce dell’ipotesi di sostituire parte delle funzioni del servizio d’ordine interno con un istituto di vigilanza specializzato. Non chiedono al Papa di entrare nel merito giuridico della vertenza, ma di ascoltare la loro voce e di non lasciarli soli.
>>> Evelina Sgarbi fa visita al padre in ospedale
Lavoratori di San Giovanni Rotondo: “Non Le chiediamo una promessa. Le chiediamo una parola”
È forse la frase conclusiva della lettera a raccontare meglio il clima che si respira in queste ore: “Non Le chiediamo una promessa. Le chiediamo una parola”. I lavoratori affidano simbolicamente al Pontefice il loro futuro e chiedono di poter continuare ciò che hanno fatto per tanti anni: accogliere, custodire e servire. Intanto la vertenza apre una questione ancora più grande, che riguarda tutta San Giovanni Rotondo.
Il calo registrato nelle presenze turistiche non racconta necessariamente l’intero movimento dei pellegrini – i lavoratori osservano, ad esempio, che molti visitatori arrivano in autobus e ripartono in giornata – ma i segnali di difficoltà dell’economia costruita intorno al turismo religioso sono ormai visibili. La vicenda dei 38 licenziamenti della Fondazione San Pio diventa così anche il simbolo di una città chiamata a interrogarsi su come cambiare e rilanciarsi senza perdere il legame con Padre Pio che ne ha segnato profondamente la storia recente.