Serena Mollicone, nuove dichiarazioni del RIS al processo: «La testa ha impattato contro la porta della caserma»
Le ultime notizie sull'omicidio di Serena Mollicone: la sua testa sbattuta contro la porta della caserma?
A venticinque anni dall’omicidio di Serena Mollicone, il processo d’appello bis torna a concentrarsi su uno degli elementi più controversi dell’intera vicenda: la porta degli alloggi della caserma dei carabinieri di Arce. Durante l’udienza del 29 ottobre 2026, il luogotenente del RIS di Roma Rosario Casamassima, consulente della Procura generale, ha illustrato le conclusioni degli accertamenti tecnico-scientifici. Secondo l’esperto, gli elementi raccolti sostengono l’ipotesi che la testa della diciottenne abbia urtato violentemente proprio quella porta. Una ricostruzione che rafforza la tesi dell’accusa, ma che continua a essere contestata dalla difesa della famiglia Mottola.
I frammenti di legno sui capelli di Serena Mollicone: cosa ha spiegato il RIS
Al centro della testimonianza di Casamassima ci sono soprattutto 25 frammenti lignei individuati sul nastro adesivo che avvolgeva la testa e i capelli di Serena Mollicone, insieme a tracce di resina e colla. Particolarmente importante, secondo il consulente, è la posizione di cinque di questi frammenti, rinvenuti tra i capelli della ragazza e il nastro adesivo. Un dettaglio che, secondo l’esperto, consentirebbe di escludere possibili contaminazioni successive.
Ma non è tutto: sugli stessi reperti sarebbe stato individuato anche un residuo di vernice riconducibile, secondo gli accertamenti illustrati in aula, alla caldaia presente nell’alloggio della caserma. Per l’accusa, questi elementi rappresentano ulteriori riscontri all’ipotesi che Serena si trovasse all’interno della struttura il giorno della sua scomparsa, il primo giugno 2001.
La famiglia Mottola e le due ricostruzioni contrapposte della morte di Serena Mollicone
Il processo vede imputati Franco Mottola, ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, sua moglie Annamaria e il figlio Marco. Secondo la ricostruzione accusatoria, Serena avrebbe avuto una discussione con Marco Mottola e, durante il litigio, sarebbe stata spinta con violenza contro la porta, perdendo conoscenza. La ragazza sarebbe stata successivamente immobilizzata e soffocata, prima che il suo corpo venisse abbandonato nel bosco di Fonte Cupa, dove fu ritrovato due giorni dopo la scomparsa.
La difesa respinge questa ricostruzione e contesta che la porta possa essere stata la superficie contro cui Serena Mollicone avrebbe riportato il trauma. Franco Mottola ha sostenuto che il danneggiamento dell’anta fosse stato provocato da un suo pugno durante una discussione con il figlio. I tre imputati, già assolti nei precedenti due gradi di giudizio, continuano a dichiararsi estranei all’omicidio.
Le parole degli avvocati e la ricerca della verità dopo 25 anni
Le dichiarazioni del consulente del RIS hanno provocato reazioni opposte tra le parti processuali. Gli avvocati della famiglia Mollicone, Antonio Iafrate e Federica Nardoni, ritengono che quanto emerso sostenga la ricostruzione dell’accusa, secondo cui Serena Mollicone sarebbe entrata nella caserma senza uscirne viva. Di segno completamente diverso la posizione dell’avvocato Fabio Quadrini, difensore degli imputati, che ha contestato le conclusioni del consulente, sostenendo che siano state adattate alla teoria accusatoria e ribadendo che la porta non sarebbe stata il mezzo lesivo.
Il processo d’appello bis dovrà quindi valutare il peso di questi elementi scientifici insieme alle altre prove e testimonianze raccolte nel corso degli anni. Dopo un quarto di secolo, il delitto di Serena Mollicone resta una vicenda giudiziaria complessa, segnata da ricostruzioni contrastanti e da una verità processuale ancora da definire. La nuova udienza aggiunge elementi al confronto, ma non rappresenta una decisione definitiva sulla responsabilità degli imputati.