Libia: le donne imbracciano i fucili

La Libia continua ad essere uno degli argomenti più caldi della politica estera e non solo italiana. Da qualche giorno gli attacchi si sono intensificati, anche perché la strategia degli uomini di Gheddafi sta innervosendo la popolazione che teme soprattutto gli attacchi terroristici di kamikaze, come quello avvenuto al parcheggio dell’hotel dove risiedono i giornalisti e le delegazioni straniere a Bengasi.

In campo scendono anche le donne, fino ad ora tenute lontane dal conflitto. Hanno imbracciato anche loro i fucili, ma stanno imparando anche ad utilizzare le armi più pesanti per venire incontro alle esigenze dei ribelli, tra i quali risultano molti feriti.

Intanto cerca di muoversi anche la diplomazia, in tutte le direzioni. Oggi un rappresentante del Comitato di transizione (Cnt) ha incontrato un rappresentante cinese. La posizione della Cina è chiara, si spera in una risoluzione veloce della crisi politica, anche se durante la votazione al Consiglio dell’Onu, la Cina si è astenuta.

Anche la Russia concorda con l’Onu e le altre nazioni che partecipano ai raid sulla Libia. L’allontanamento di Gheddafi, arrivati a questo punto, è l’unica soluzione di pace ed anche l’unico modo per poter proteggere definitivamente la popolazione libica, che ormai non crede ad alcuna promessa fatta dal leader libico.

Ieri, durante i festeggiamenti del 2 giugno, c’è stato un mini vertice tra Berlusconi, il presidente russo Medvedev e il vice americano Joe Biden. I tre, usciti dal colloquio hanno dichiarato che tutti si auspicano l’allontanamento di Gheddafi dalla Libia il prima possibile e che la crisi del paese si risolva a breve con la diplomazia, più che con le armi. Ma intanto i tre paesi concordano sul totale appoggio richiesto dalla risoluzione Onu che è stata votata durante il Consiglio.

Negli Usa, invece, la Camera chiede, con votazione, che non vengano utilizzate forze di terra e che l’esercito non scenda sul suolo Libico. In giro per il mondo ci sono troppi soldati americani e farli intervenire anche in Libia, sembra proprio inopportuno.

A Tripoli invece si cerca di far sparire qualsiasi forma di opposizione, cancellando le scritte ingiuriose contro Gheddafi, che appaiono sui muri della città, oppure si sentono i suoni dei clacson che coprono le sparatorie tra l’esercito e gli insorti, mentre continuano i bombardamenti da parte della Nato. Tutto per mostrare alla popolazione che la situazione a Tripoli è normale e che i ribelli sono ben lontani dalla capitale.

Teresa Corrado

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