Perché la variante brasiliana fa così paura? Cosa sappiamo

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Nelle ultime settimane abbiamo sentito parlare di variante inglese, variante sudafricana e variante brasiliana del Covid. D’altronde fin dall’inizio di questa pandemia gli esperti avevano più volte sottolineato la facilità di mutazione di questo virus che da mesi ormai, anzi, da quasi un anno, sta tenendo sotto scacco il mondo intero. Ma tra le tante varianti menzionate fino ad oggi, quella brasiliana sembra essere quella più temuta. Perché la variante brasiliana fa così paura? Cosa sappiamo al riguardo? Cerchiamo di fare luce su quelle che, ad oggi, sono le informazioni disponibili che ci sono state fornite dagli esperti.

Perché la variante brasiliana fa così paura? Cosa sappiamo

La variante brasiliana è quella più recente, conosciuta dagli esperti come B.1.1.28. E’ stata riscontrata per la prima volta in un caso di re-infezione: un’infermiera 45enne si è di nuovo ammalata con questa nuova variante cinque mesi dopo essersi ripresa da una precedente infezione causata da un ceppo più vecchio. Da lì gli esperti si sono messi a lavoro per isolare la nuova variante e capire meglio eventuali scenari legati ad essa. Soprattutto alla luce del fatto che nella seconda infezione, quella appunto in cui il virus era mutato, i sintomi sulla paziente sono risultati peggiori che nel primo caso. La variante brasiliana del Covid è dunque più pericolosa del Covid tradizionale? Gli esperti virologi fino ad oggi non si sono spinti ad affermare una cosa del genere ma hanno sottolineato che la variante brasiliana del Coronavirus in effetti contiene mutazioni più rilevanti: una, in particolare, cambierebbe la forma della proteina spike all’esterno del virus in un modo che potrebbe renderla meno riconoscibile al sistema immunitario rendendo più difficile il compito degli anticorpi. Ecco perché allora i sintomi potrebbero essere più marcati laddove il sistema immunitario non riuscisse a riconoscere il virus. Così facendo la variante brasiliana del Covid – al pari però di tutte le altre varianti, inglese e sudafricana comprese, si trasmettono con più facilità. Sono, cioè, più contagiose del Coronavirus.

Varianti del Covid, la parola all’esperto

Antonio Mastino, microbiologo associato all’Istituto di farmacologia traslazionale del Consiglio nazionale delle ricerche, in un’intervista all’Agi, ha fatto luce su alcuni meccanismi alla base delle varianti del Covid. “Le varianti e le mutazioni attualmente in circolazione da un lato rappresentano una fonte di preoccupazione per via della più elevata capacità di trasmettersi tra gli individui, ma dall’altro dobbiamo ricordarci che la mutazione è un processo naturale degli agenti patogeni e che, sulla base delle conoscenze attuali, nessuna di queste varianti sembra amplificare la patogenicità del virus“.

Insomma nonostante faccia paura, la variante brasiliana del Covid 19 in realtà non dovrebbe essere più pericolosa del Covid stesso. Non ci sono infatti dati che supportino l’idea che le varianti inglese, brasiliana o sudafricana siano più dannose per chi le contrae. Occorre però non abbassare la guardia per evitare che, essendo le varianti più contagiose, possano aumentare in maniera esponenziale le persone che ne saranno colpite.

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