Pensioni anticipate 2022: cosa c’è di concreto per il post Quota 100

Pensioni anticipate 2022: cosa c'è di concreto per il post Quota 100

Le vacanze di agosto sono finite ed è tempo di rimettersi al lavoro anche per il Governo che, da qui a qualche settimana, dovrà necessariamente risolvere il nodo legato alle pensioni anticipate 2022 adesso che mancano pochi mesi ormai alla cancellazione totale di Quota 100, principale strumento fino a oggi usato per lasciare anzitempo il mondo del lavoro.

Di ipotesi in questi mesi se ne sono fatte tante ma di concreto attualmente non c’è ancora niente. I Sindacati premono affinché si possa trovare a breve una soluzione per i lavoratori in procinto di andare in pensione ma il Governo non sembra avere la stessa fretta e in queste settimane ha rimandato il capitolo pensioni al dopo estate.

Pensioni anticipate 2022: cosa c’è di concreto per il post Quota 100

Adesso però ci siamo: settembre è arrivato, alla fine del 2021 mancano pochissimi mesi, e una soluzione alternativa a Quota 100 andrà trovata. Ma quali sono le ipotesi che hanno attualmente più possibilità di trovare concretizzazione? I Sindacati da tempo si battono per una Quota 41 per tutti che mandi in pensione uomini e donne indistintamente, a prescindere dall’età anagrafica, al raggiungimento dei 41 anni di contribuiti versati. Una soluzione che sarebbe vantaggiosa per chi lavora ma non per il Governo. Draghi ha infatti preso tempo, di fatto non convinto dell’effettiva possibilità di optare per questa soluzione, non proprio low cost per le sue casse.

Nei giorni scorsi si è parlato di una estensione dell’Ape Sociale per il 2022 e questo potrebbe essere un bene per alcune categorie di lavoratori che potrebbero così continuare a usufruire di questa opzione per salutare anzitempo il mondo del lavoro. Ma l’Ape Sociale non basta come alternativa a Quota 100: serve una soluzione più generale che possa essere utilizzata quindi da molti più lavoratori. Il Governo sembra interessato alla proposta del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che ha lanciato la cosiddetta doppia quota nel tentativo di mandare in pensione già a 62-63 anni ma con un assegno calcolato solo con metodo contributivo. Per la parte retributiva la doppia quota individuerebbe come requisito fondamentale il raggiungimento dei 67 anni di età. Una soluzione, questa, che strizzerebbe l’occhio al Governo ma non tanto ai lavoratori che dovrebbero quindi aspettare altri cinque anni prima di poter riscuotere la loro pensione per intero.

Queste sono a oggi le ipotesi ancora in piedi per il post Quota 100. Di concreto ancora non c’è niente ma le prossime settimane potrebbero già essere decisive per il futuro di moltissimi lavoratori.

 

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