Riforma pensioni, la spinta della Cisl per l’accesso a 62 anni: la nuova possibilità

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La legge Fornero sembra aver ancora più difficoltà agli italiani per quanto riguarda l’accesso alla pensione. A confermare ciò ci pensa Luigi Sbarra, il segretario generale della Cisl. Ospite a Isoradio ammette che la misura di quota 100 messa in atto dal governo Conte I ha attutito solo in parte le complicanze affrontate dai lavoratori più anziani alla soglia dell’età pensionabile. Questa misura sarebbe stata, dunque, importante e allo stesso tempo non sufficiente, secondo Luigi Sbarra. Il numero uno della Cisl fa notare che ci sarebbe una nuova possibilità per cambiare le cose, che sarebbe ancora totalmente allo studio. Ecco cosa propone il segretario generale della Confederazione Italiana dei Sindacati Lavoratori pensando a una possibile riforma delle pensioni per il 2022.

Riforma pensioni, spinta per uscire a 62 anni: parla il numero uno della Cisl

Quota 100 ha funzionato, ma solo in parte. Questo è ciò di cui è sicuro Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl. Ci sarebbe, però, una nuova possibilità per permettere ai lavoratori di andare in pensione a 62 anni. Bisognerebbe negoziare l’uscita, in quanto “mediamente in Europa si va in pensione a 63 anni”. Facendo un’attenta analisi dei numeri, Sbarra avrebbe ragione. Si sperava che Quota 100 desse la possibilità a più di un milione di lavoratori di entrare in pensione. Ma hanno aderito in totale circa 400mila cittadini. Non solo, la combinazione tra età e contributi, in realtà, sarebbe alla fine risultata in parte discriminatoria nei confronti dei dipendenti delle piccole e medie imprese. Questo, in particolar modo, nel Sud Italia.

Infatti, basta pensare che all’interno delle grandi aziende del sistema privato e in generale per i lavoratori del Nord è decisamente più facile avere dei rapporti di lavoro stabili e non saltuari. Riescono, pertanto, a raggiungere con più facilità il numero di anni necessari per completare la quota 100. Ecco cosa ne pensa, nel dettaglio, Sbarra secondo quanto riporta Il Tempo: “Dobbiamo eliminare dal confronto e dal negoziato un elemento che torna sempre, cioè quello di considerare la previdenza e la pensione solo un costo economico nel bilancio ordinario dello Stato, perché c’è anche dietro un tema di sostenibilità sociale”.

L’obbiettivo posto da Cgil e Uil è quello di fare una richiesta specifica al governo: avviare un confronto che porti alla modifica di questo sistema pensionistico e previdenziale. Lo scopo è quello di “definire misure più eque e sostenibili possibili”. Sarebbero quattro le “grandi priorità” per il futuro del lavoro italiano, ovvero: pensione contributiva di garanzia per i giovani con più tutele per le donne, l’allargamento dell’Ape sociale dovrebbe essere strutturale, riconoscere gli stage come anni contributivi, così come il lavoro di cura all’interno di famiglie dove vivono disabili o portatori di handicap.

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