Rivolta in Libia, Di Pietro: “L’Italia dà armi a Gheddafi”


libia rivolta

Ora dopo ora la situazione della Libia diventa più drammatica. Gheddafi resta aggrappato al potere, o meglio, a ciò che resta. Bengasi e altre città sono già in mano ai ribelli. Ovunque è il caos più totale. Saccheggi e vendette sono all’ordine del giorno. L’aviazione militare continua a bombardare i ribelli e le cifre diventano sempre più tragiche. I morti, ormai, sarebbero più di 10.000. Per seppellire i cadaveri, si scavano fosse comuni, anche nella spiaggia (come si vede nella foto sopra).

La reazione dell’Italia è giunta solo una settimana dopo l’inizio dei massacri e per Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, non è assolutamente sufficiente. L’ex magistrato di Mani Pulite rinfaccia a Berlusconi un rapporto fin troppo stretto con Gheddafi, definito un “macellaio che sta massacrando il suo stesso popolo”. Ma Di Pietro ne ha anche per il Pd, reo di non essersi reso conto della scelleratezza del patto di amicizia con la Libia.


“Io trovo, prima che politicamente, moralmente inaccettabile che il presidente della commissione Esteri del Senato del mio paese, Lamberto Dini, affermi che “L’Italia non auspica la fine del Colonnello”. Sono parole – scrive il leader dell’Idv sul proprio blog che aumentano la vergogna che sta ricadendo sull’Italia per colpa di chi la governa e che svelano quanto bugiarda e ipocrita sia la presa di posizione di Berlusconi contro Gheddafi, arrivata tardi e quando era ormai impossibile continuare a tacere per non disturbare il massacratore.

Dopo quel è successo negli ultimi giorni in Libia, non è più questione di parole. Prendere le distanze non può bastare. Il governo italiano ha sottoscritto con la Libia un patto scellerato, votato con immensa cecità anche dal Pd, e bocciato solo da noi dell’Italia dei valori e dall’Udc. Con quel patto – ha scritto ancora l’ex magistrato – l’Italia si è impegnata a pagare Gheddafi, a non impicciarsi degli affari interni libici e a rifornirlo di armi in abbondanza”.


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