Crisi di Governo? Colpa della guerra alla Libia

La guerra alla Libia mette in ginocchio l’Italia. Mentre il governo nella rappresentanza del presidente del Consiglio e dei Ministri degli Esteri e della Difesa, concordano in un appoggio più diretto alla coalizione, con il beneplacito del Presidente della Repubblica che non ha intenzione di venir meno alle disposizione dell’organo internazionale che ci rappresenta, qual è l’ONU, comincia a farsi sentire il dissenso della Lega. La Lega Nord, contraria a qualsiasi tipo di intervento militare in Libia e la contrarietà di Bossi che non vuole “contraddire” del tutto il leader Gheddafi, per paura che questo ci invii tutti i clandestini che ha a disposizione, si apre in maniera quasi ufficiale, la crisi italiana.

La Lega si è subito dichiarata contraria all’intervento armato delle forze italiane e non ha parlato di spreco di denaro, ma soprattutto di aumento di sbarchi a Lampedusa e quindi di migranti che giungerebbero in massa sulle nostre coste.

In un primo momento il PD aveva deciso di appoggiare comunque la risoluzione ONU e quindi dare il consenso agli aerei italiani di unirsi a quelli della coalizione per bombardare siti strategici dell’esercito libico. Successivamente, sentendo l’umore dell’Idv e degli altri rappresentanti dell’opposizione, ha deciso di non farsi sfuggire l’occasione per aprire una nuova crisi di governo.

Tutto è pronto per vedere se il governo ha ancora la maggioranza in parlamento o se, a causa della Lega, si può dichiarare aperta una crisi di Governo.

Sicuramente la crisi non sceglie mai il momento giusto e intanto, si gioca sulle vite della povera gente che, in Libia, come in altri paesi mediorientali, sta cercando di ottenere libertà, giustizia e attuazione dei diritti inviolabili dell’uomo.

Teresa Corrado

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