Nucleare in Italia: rinviamo il referendum per paura della popolazione


Dichiarazioni choc del presidente del Consiglio Berlusconi alla conferenza stampa dopo il vertice bilaterale Italia-Francia. Le sue parole sono state perentorie e poco rassicuranti per chi, da anni, lotta contro il nucleare in Italia.  Oggi, in cui ricorre il venticinquesimo anniversario di Cernobyl e a solo poco più di due mesi dal disastro giapponese, il Premier italiano non demorde e afferma che il nucleare resta una delle energie più pulite e necessarie all’Italia. Abolire il referendum sul nucleare è solo una manovra sovversiva contro chi, sconvolto dagli ultimi avvenimenti, non ha alcuna intenzione di cambiare idea ed anche contro chi l’idea sul nucleare l’ha cambiata.

Appoggiato dal premier Sarkozy, che ha detto di comprendere la paura degli italiani, ma che ha sottolineato che la mancanza di petrolio e gas nei due paesi resta una grave mancanza di fonti di energia. Ma anche le sue parole lasciano sgomenti quando afferma che comunque il nucleare costa molto a livello di investimenti. Noi aggiungiamo che costa molto anche a livello di vite umane e di scorie che possono distruggere il sistema naturale.

Immediatamente le parole di Berlusconi sono state prese di mira dagli esponenti dell’Idv che avevano denunciato già da qualche giorno il boicottaggio del referendum, sottolineando che oltre all’abrogazione di quello per il nucleare, si sta lavorando anche a quello sull’acqua.

Certamente non bisogna dimenticare che gli italiani hanno già votato contro il nucleare in un analogo referendum, chiedendo la chiusura dei siti attivi in Italia.


Forse il nostro no, non dipende solo da fatti catastrofici che rendono il nucleare una delle fonti energia più pericoloso e costose al mondo. Mentre il resto del mondo si chiede se ne vale la pena, l’Italia opta per “un ripensiamoci quando gli animi si sono calmati e la paura è passata”.

Teresa Corrado


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