Fli, Urso e Ronchi in c’eravamo tanto amati

ROMA – L’assemblea nazionale di Fli ha approvato a larghissima maggioranza la linea del Terzo Polo sui ballottaggi. In sala solo tre dei 350 aventi diritto al voto si sono astenuti. A partecipare al voto sono stati circa un centinaio di dirigenti presenti oggi nell’hotel romano nel quale si è tenuta la riunione. Non hanno invece partecipato al voto i dissidenti, Adolfo Urso e Andrea Ronchi, abbandonando alcune decine di minuti prima della conclusione la riunione.

Appostati entrambi nella nona fila della sala, quasi a sottolineare la distanza da Gianfranco Fini e da Italo Bocchino. E nemmeno applaudono gli interventi, nemmeno quando nella piccola sala del residence di Ripetta, l’assemblea nazionale di Fli prorompe in un applauso fragoroso dopo che il vicepresidente finiano ha appena finito di dire «che oggi noi non dobbiamo fare la ruota di scorta del berlusconismo».

Adolfo Urso e Andrea Ronchi, critici verso la scelta del Terzo polo di non sostenere i candidati del centro-destra al ballottaggio, parlottano per tutto il tempo e lasciano la sala prima del voto finale che ratifica con una larga maggioranza (solo tre gli astenuti) la scelta di non allinearsi ai ballottaggi.

Urso e Ronchi, per i quali quasi nessuno oggi si aspettava di vederli, hanno ricevuto alcuni rimproveri, come quello lanciato dal palco da Roberto Menia che dice: “Aspetto di vedere e di sentire tesi diverse sulla scelta per i ballottaggi, che avrebbero anche un largo seguito, ma purtroppo non ne vedo traccia”. E Carmelo Briguglio è ancora più esplicito: “Si può anche andare via da Fli per una convinzione politica profonda, e di questo avremmo rispetto, ma se poi uno perchè a Palazzo Grazioli si è conservato una casella diventa ministro, o sottosegretario, o qualcosa del genere, non possiamo dare dignità politica o rispetto nè ora nè dopo”.

Ma quello che più colpisce Urso, non sono tanto i rimproveri a lui destinati, ma sono soprattutto le parole pronunciate da Bocchino contro Berlusconi e la decisione presa due giorni fa che l’assemblea oggi dovrà solo limitarsi a ratificare. Senza dibattito o possibili ripensamenti, come invece vorrebbero i due malpancisti.

Ma anche l’ex ministro Ronchi non ci sta’, quasi in uscita da Fli e avviato verso, mormora più di qualcuno, nel Pdl, dove lo aspetta una bella poltrona di titolare del dicastero delle Politiche comunitarie. Ma proprio quella poltrona lo stesso Ronchi l’aveva già lasciata, qualche mese addietro per seguire Fini. Ma quelli erano altri tempi, memorie di un tempo che fu, sinergie che ora non esistono, che sembrano venute meno visto il gelo che divide Ronchi e Urso dal leader di Fli.

Ai diversi cronisti che chiedono circa il futuro, Ronchi si limita a rispondere con una battuta: “Io non sono come una bandiera”. Un tentativo di tacitare le voci di chi lo considera già tra le braccia di Berlusconi.

Chiaro e lampante anche il monito di Bocchino, dal palco, che ribadisce la posizione del terzo polo: “La linea del partito è di non sostenere alcun candidato: nessun dirigente, neanche usando il trucchetto di dire che parla da privato cittadino, può dire per chi voterebbe”.

Poi prosegue ancora Bocchino, “Fli ai ballottaggi non sostiene né gli uni né gli altri candidati, né i giustizialisti né i fallimenti di Berlusconi, né i candidati amici di quel Cosentino che i pm inseguono per rapporti con la camorra. Gli elettori sceglieranno liberamente, massima libertà di coscienza”. Un messaggio al Pdl, ma prima di tutto alla coppia di “assi” Urso – Ronchi.

 Sonia Bonvini

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