Caso Meredith ultime notizie, la mamma della ragazza vuole giustizia

Sono passati 4 anni dal giorno in cui Meredith Kercher venne uccisa nella casa di Via della Pergola a Perugia. Sono passati 4 anni, i primi fatti di certezze sui colpevoli dell’omicidio, gli ultimi caratterizzati invece da profondi cambiamenti. Le ultime notizie sul caso di Meredith ci parlano addirittura di prove che non sarebbero più sufficienti a incastrare almeno due delle persone ritenute colpevoli dell’omicidio. La mamma di Meredith vuole giustizia e chiede che si faccia chiarezza su tutto quello che sta succedendo in questi mesi. In un’intervista rilasciata a Tgcom la signora Arline Kercher si dice completamente amareggiata per il fatto che durante il processo non ci siano più tutte le prove che all’inizio erano state trovate e che testimoniavano la colpevolezza di tre persone: Rudy Guede, Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Cosa è cambiato da quei giorni lontani  a oggi? Dove sono tutte le prove che all’inizio hanno incastrato sia Raffaele che la studentessa americana?

Tanti dubbi e poche certezze- che una mamma voglia sapere chi ha ucciso la sua bambina è una cosa così scontata che non dovremmo neppure stare qui a scrivere. E che voglia che sia fatta giustizia è ancora più ovvio. Ritrovarsi senza più certezze dopo 4 anni lascia un sapore amaro in bocca soprattutto per paura che chi ha ucciso Meredith non paghi.

“Mia figlia Meredith è stata uccisa mentre si trovava nel posto più sicuro: nella sua camera da letto. Chi l’ha uccisa la conosceva bene, aveva la sua fiducia ma è stata tradita. Per me è inconcepibile tutto questo. Mia figlia me l’hanno uccisa nella sua casa.  Non in un parco, non per strada. Il suo corpo non l’abbiamo trovato in un guardino. Io l’avevo sentita il giorno prima dell’omicidio. Era felice. Mi aveva promesso che sarebbe tornata per festeggiare il mio compleanno. Aveva comprato la cioccolata che voleva regalarmi.”  Queste le parole della mamma di Metz ai giornalisti di Tgcom che hanno raccolto il suo sfogo.

“Io non faccio caso ai nomi di chi è stato condannato, non mi interessa che si chiamino Rudy, Amanda o Raffaele. Per me conta solo che mia figlia è stata uccisa da qualcuno che in primo grado è stato riconosciuto colpevole e condannato. In quel processo c’erano molte prove, mi chiedo oggi che fine abbiano fatto. Mi dicono che non sarebbero più valide ma sono due e tutte le altre? Cosa è cambiato rispetto al processo di primo grado?”

 

 

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