Processo Marco Vannini parla Antonio Ciontoli prima delle sentenza

Ha deciso di rilasciare alcune dichiarazioni spontanee prima di ascoltare la sentenza. Antonio Ciontoli parla in aula e prova a spiegare tutte le emozioni complicate e contrastanti, vissute in questi anni. E’ lui ad aver sparato la sera del 17 maggio 2015 a Marco Vannini. E’ lui ad aver ucciso il giovane fidanzato di sua figlia che aveva solo 20 anni. Per le 14,30 di oggi, 30 settembre 2020, è attesa la sentenza.

Prima le parole di Antonio Ciontoli in aula. “Non è facile per me parlare. Si possono dire tante parole, mentre in questo contesto le stesse parole assumono una consistenza incancellabile.Vivere nel silenzio, nella solitudine si cerca di trovare un equilibrio psichico per riuscire a sopravvivere, con il dolore immane che ho provocato. Le mie sono parole dette senza pregiudizi, signori giudici non intendo offendere nessuno, so di non essere la vittima ma il solo responsabile di tutto, decidendo di vivere lontano nel mio dolore, nella sofferenza personale.” Questo l’inizio del discorso di Antonio Ciontoli. Un discorso che mamma Marina e papà Valerio hanno ascoltato con grande attenzione. Ma non ci sono novità per loro, se non le scuse che non possono accettare.

Ciontoli chiede di essere giudicato per quello che ha fatto, non per quello che dicono i giornalisti o la gente.

LE PAROLE DI ANTONIO CIONTOLI IN AULA IN ATTESA DELLA SENTENZA

Io ho distrutto la mia vita in questa storia, tanti non saranno contenti né soddisfatti perché auspicano il mio annientamento morale e fisico, come ho visto su giornali e social. Ho paura che che per strada,aggrediscano me e i miei familiari, loro anche vittime del mio comportamento” ha detto il Ciontoli.

E ancora, parlando di quella maledetta sera, la sera in cui Marco è morto, commenta:  “Da allora sopravvivo grazie a dio e alla famiglia nella speranza che anche Marina e Valerio condividano il dolore.

Ribadisce la sua posizione:  “Ho commesso tanti errori in pochi minuti, provocando una tragedia inenarrabile, tra questi, l’errore più grande è stato il voler gestire tutto da solo. sono stato poco umile, sottovalutando i fatti e pensando di gestire tutto, rassicurando i presenti e con marco ripresosi, l’avrei portato io al pronto soccorso. Mai avrei immaginato che rischiasse la vita con il mio comportamento, per me la pallottola era nel braccio. 

E poi ha concluso: “Qualsiasi condanna mi verrà inflitta, io sono sono già oltre, conscio che quando si spegneranno i riflettori rimarrà solo il dolore lancinante che ho provocato, in primis verso chi ama Marco. Restano il rimorso e la consapevolezza della bellezza di Marco. Grazie e scusate.

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