Strage di Pietralata a Roma, nuova ipotesi: sarebbe stata Valentina Pambianco a sparare

Le ultime notizie da Roma: sarebbe stata mamma Valentina a sparare a sua figlia Bianca e al marito

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Emergono nuovi elementi sulla strage familiare di Pietralata, avvenuta a Roma il 31 agosto 2026. A distanza di alcuni giorni dal ritrovamento dei corpi di Luca Abbasciano, Valentina Pambianco, della figlia Bianca di 5 anni e del cane di famiglia, gli investigatori stanno cercando di stabilire con precisione chi abbia impugnato la pistola. Le prime ricostruzioni avevano concentrato l’attenzione sul padre, ma gli accertamenti successivi hanno aperto scenari differenti. L’ultima ipotesi, riportata il 9 settembre, è che possa essere stata Valentina Pambianco a sparare al marito, alla bambina e al cane, per poi togliersi la vita. Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione ancora da confermare attraverso gli esami tecnici disposti dalla Procura di Roma.

Roma: la strage di Pietralata, la perizia sulla pistola può chiarire la dinamica

Proprio per arrivare a una ricostruzione più solida, la Procura di Roma avrebbe disposto una perizia chimico-balistica. Nei giorni immediatamente successivi alla tragedia erano infatti emersi elementi non sufficienti a individuare con certezza un’unica mano: le analisi avevano rilevato residui riconducibili allo sparo sulle mani di entrambi i genitori. Anche gli esiti preliminari delle autopsie avevano invitato alla prudenza, tanto che il 4 settembre veniva sottolineato come fosse ancora prematuro attribuire l’intera sequenza a Luca Abbasciano. Saranno quindi gli ulteriori accertamenti sull’arma e sui reperti a dover chiarire la successione dei colpi e il ruolo avuto dai due coniugi.

Le lettere lasciate prima della tragedia e le difficoltà della famiglia

Parallelamente alla ricostruzione balistica, gli investigatori stanno cercando di comprendere il contesto nel quale sarebbe maturata la tragedia. Nell’abitazione di Roma erano state trovate lettere destinate ai familiari, dalle quali emergeva la profonda difficoltà vissuta dalla coppia. Bianca, cinque anni, conviveva dalla nascita con una grave disabilità e i genitori avevano cercato diverse possibilità terapeutiche. Secondo quanto ricostruito in questi giorni, Luca e Valentina si erano recati più volte a Monterrey, in Messico, per sottoporre la bambina a un trattamento sperimentale basato su radiofrequenze e campi elettromagnetici. Per questi percorsi sarebbero stati spesi complessivamente circa 300mila euro, mentre gli investigatori hanno avviato verifiche anche sulla situazione economica e sui conti della famiglia.

Cosa sappiamo oggi sulla morte di Luca, Valentina e della piccola Bianca

La certezza, al momento, resta la dimensione drammatica di quanto avvenuto nella casa di via dell’Antracite, nel quartiere Pietralata a Roma. I corpi furono scoperti il 31 agosto dopo l’allarme dato dai parenti, che non riuscivano più a mettersi in contatto con la famiglia. Fin dall’inizio gli inquirenti hanno seguito la pista dell’omicidio-suicidio, ma stabilire chi abbia materialmente esploso ciascun colpo si è rivelato più complesso di quanto inizialmente ipotizzato.

La nuova ricostruzione attribuisce a Valentina Pambianco un ruolo centrale nella sequenza degli spari, ma la parola definitiva dovrà arrivare dagli esami chimici e balistici. Fino ad allora, proprio alla luce delle diverse ipotesi formulate nei giorni successivi alla tragedia, ogni ricostruzione sulla responsabilità materiale dei singoli colpi deve essere considerata ancora provvisoria.

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