Libri da leggere, riscoprite Dracula un classico dell’Ottocento

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Dracula di Bram Stoker: dal letto della letteratura minore all’Olimpo dei classici

1818. Nel pieno del Romanticismo letterario, la scrittrice inglese Mary Shelley concepisce un’opera moderna che danza tra l’horror e il gotico. Si tratta del “Frankenstein” sottotitolato “Prometeo moderno”. L’inaspettato successo del manoscritto diede il la ad una serie di racconti del terrore che passando attraverso “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” di Stevenson, conduce all’apice artistico di una novella letteratura. Al culmine di questo processo di modernizzazione letteraria si colloca l’opera maggiore di Bram Stoker, il “Dracula”.

Spostandosi attraverso un asse immaginario che collega la letteratura istituzionale a quella minore, il romanzo dell’irlandese Stoker apre, per la prima volta, una finestra su due mondi contrapposti e altrettanto pittoreschi: quello tradizionale e superstizioso del “mostro-vampiro” rappresentato dai lunari e poetici paesaggi della Romania e quello convenzionale ed eroico dei restanti protagonisti. Sì perché “Dracula” è un romanzo corale in cui ognuno prende e dona la propria, importantissima parte. Ispirato alla figura storica di Vlad III, principe di Valacchia, il protagonista della vicenda fa la sue apparizioni sempre in sordina, privato della parola e guardato solo con gli occhi del nemico, una schiera di giovani eroi sedotti e respinti dalla sua stessa torva figura. Dracula rappresenta il male, quel male seducente che i giovani londinesi di fine Ottocento chiamano “lussuria”. Gli altri protagonisti hanno tante voci quante sono le pagine dei loro diari ma un solo punto di vista: il male è una calamita, seduzione pericolosa. E’ attrazione profonda e viscerale per la povera Lucy che non ha saputo respingerla ed è stata condannata al dolore eterno. E’ amore per il buon Arthur Godalming, ormai lord Arhur, che ha perso la sua unica ragione di vita. E’ terrore per Jonathan Harker, primo personaggio in ordine di apparizione, è dibattito tra scienza e fede per il dottor Van Helsing, destino per la dolcissima, cara Mina e pazzia per il delirante Renfield. Attorno a loro ruota un nugolo di comprimari, anima del romanzo e contorno di una storia narrata a quattordici mani perché sette sono gli autori di altrettante, toccanti pagine di diario. E ben sette sono i protagonisti: sette più uno contando il silente donatore del proprio nome. Ma a lui non è concessa la parola perché il colpevole non ha appello ma vive nei pensieri, nelle paure, nei desideri persino, dei sette narratori inconsapevoli e parziali…

Nella bella versione cinematografica di Francis Ford Coppola, la natura dello scritto viene ulteriormente romanzata dando vita alla vicenda a due di un principe crociato e della sua promessa sposa: cavalcando gli “oceani del tempo” insieme a degli ignari co-protagonisti, Gary Oldman e Winona Rider ci fanno vivere una storia d’amore bellissima e immortale. Di questa non si fa cenno nel libro. Ma neppure la si nega. D’altra parte il non detto è soffio vitale nell’opera di Stoker…

Valentina Carapella

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