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Brooklyn Beckham shock: “Non è Nicola che mi controlla. Sono scappato dal controllo dei miei genitori”

Con sei storie instagram Brooklyn Beckham prende le distanze dalla sua famiglia e lancia fortissime accuse in particolare nei confronti di sua madre

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Brooklyn Beckham rompe il silenzio e lo fa nel modo più duro possibile: con una serie di storie Instagram che stanno facendo il giro del web e che, di fatto, suonano come una dichiarazione di guerra alla sua famiglia.

Il figlio maggiore di David e Victoria Beckham ha pubblicato un lungo sfogo, diviso in più schermate, in cui smentisce una delle voci che più spesso lo accompagnano da tempo: l’idea che sia “manovrato” dalla moglie, Nicola Peltz. Secondo Brooklyn, la verità sarebbe l’opposto. E non solo: nel suo racconto emergono accuse pesantissime che chiamano in causa dinamiche familiari tossiche, pressioni psicologiche, umiliazioni pubbliche e una gestione ossessiva dell’immagine.

Il quadro che dipinge è quello di un giovane uomo che sostiene di aver vissuto per anni sotto controllo e che, una volta allontanato dalla famiglia d’origine, avrebbe trovato finalmente pace. Ma soprattutto, Brooklyn fa capire con chiarezza un punto: non vuole più tornare indietro.

Brooklyn Beckham shock: nessuna pace con la famiglia

Sono rimasto in silenzio per anni e ho fatto ogni sforzo per mantenere private le questioni. Purtroppo, i miei genitori e il loro team hanno continuato ad andare dalla stampa, non lasciandomi altra scelta che parlare per me stesso e dire la verità su almeno alcune delle bugie che sono state stampate. Non voglio riconciliarmi con la mia famiglia. Non sono controllato, sto difendendo me stesso per la prima volta nella mia vita” ha scritto nella prima storia su instagram di cui oggi parla tutto il mondo.

Per tutta la mia vita, i miei genitori hanno controllato le narrazioni sulla nostra famiglia sulla stampa. I post performativi sui social, gli eventi familiari e le relazioni non autentiche sono stati una finzione della vita in cui sono nato” ha aggiunto.

“Di recente, ho visto con i miei occhi fino a che punto si spingeranno per piazzare innumerevoli bugie nei media, spesso a spese di persone innocenti, per preservare la loro facciata. Ma credo che la verità venga sempre a galla” accuse pesantissime quelle che Brooklyn Beckham muove ai suoi genitori.

L’ultima frase suona come una sentenza: “la verità viene sempre a galla”.

“Non è mia moglie a controllarmi: è sempre stata la mia famiglia”

Brooklyn si sfoga sui social ribaltando completamente la narrativa pubblica. “La narrativa secondo cui mia moglie mi controlla è completamente assurda. Sono stato controllato dai miei genitori per gran parte della mia vita. Sono cresciuto con un’ansia opprimente. Per la prima volta nella mia vita, da quando mi sono allontanato dalla mia famiglia, quell’ansia è scomparsa. Mi sveglio ogni mattina grato per la vita che ho scelto e ho trovato pace e sollievo. Io e mia moglie non vogliamo una vita modellata dall’immagine, dalla stampa o dalla manipolazione. Vogliamo solo pace, privacy e felicità per noi e per la nostra futura famiglia.”

Il messaggio è diretto: Nicola non sarebbe il problema, ma semmai la “via d’uscita”.

Le storie raccontano di una vita che a Brooklyn non può andare giù: “I miei genitori hanno provato incessantemente a rovinare la mia relazione da prima del matrimonio, e non si è mai fermato. Mia madre ha annullato all’ultimo minuto la realizzazione dell’abito di Nicola nonostante fosse entusiasta di vederla indossare un suo design, costringendola a trovare urgentemente un nuovo vestito“.

Era trapelato su tutti i media che ci fosse dalle tensione anche prima delle nozze cosa che oggi il figlio dei Beckham conferma: “Settimane prima del grande giorno, i miei genitori mi hanno ripetutamente fatto pressioni e hanno tentato di corrompermi affinché firmassi la rinuncia ai diritti sul mio nome, cosa che avrebbe influenzato me, mia moglie e i nostri futuri figli. Erano irremovibili sul fatto che io dovessi firmare prima della data del matrimonio perché così i termini dell’accordo sarebbero entrati in vigore. Il mio rifiuto ha influenzato il loro guadagno e da allora non mi hanno più trattato allo stesso modo“.

Parole che distruggono la narrazione che i Beckham hanno fatto della loro vita per anni: “Durante l’organizzazione del matrimonio, mia madre si è spinta fino a chiamarmi ‘malvagio’ perché Nicola e io abbiamo scelto di includere la mia tata Sandra e la Naunni di Nicola al nostro tavolo, perché entrambe non avevano i loro mariti. Entrambi i nostri genitori avevano il loro tavolo, ugualmente vicino al nostro.”

Qui Brooklyn suggerisce che dietro le tensioni non ci sia solo emotività, ma anche un tema di interessi economici e controllo del “nome Beckham”.

“Prima del matrimonio mi dissero: Nicola non è famiglia”

In questa parte Brooklyn sostiene di aver subito attacchi e sabotaggi proprio nel periodo più delicato: quello delle nozze. “La notte prima del nostro matrimonio, dei membri della mia famiglia mi dissero che Nicola ‘non è sangue’ e ‘non è famiglia’. Dal momento in cui ho iniziato a prendere le difese di me stesso e della mia famiglia, ho ricevuto attacchi senza fine dai miei genitori, sia privatamente che pubblicamente, inviati alla stampa su loro ordine“.

E ancora: “Anche i miei fratelli sono stati mandati ad attaccarmi sui social, prima che alla fine mi bloccassero all’improvviso la scorsa estate“.

Accuse pesanti rivolte anche a Victoria Beckham che non sono passate inosservate e che oggi rimbalzano su tutti i media, anche perchè sono in tanti a chiedersi che cosa voglia dire “inappropiatamente”.

Scrive il giovane: “Mia madre ha dirottato il mio primo ballo con mia moglie, che era stato pianificato settimane prima su una canzone romantica d’amore. Davanti ai nostri 500 invitati al matrimonio, Marc Anthony mi ha chiamato sul palco, dove nel programma era previsto che io ballassi romanticamente con mia moglie, ma invece mia madre mi stava aspettando per ballare con me. Ha ballato con me in modo molto inappropriato davanti a tutti.

E ancora. “Non mi sono mai sentito così a disagio o umiliato in tutta la mia vita. Volevamo rinnovare le nostre promesse così da poter creare nuovi ricordi del giorno del matrimonio che ci portassero gioia e felicità, non ansia e imbarazzo.”

Questa è probabilmente la parte più scioccante: Brooklyn parla di un episodio pubblico, davanti a centinaia di persone, descritto come umiliazione e invasione totale dei confini.

Dai Beckham nessun rispetto per Nicola

Il punto successivo riguarda direttamente Nicola Peltz, descritta come bersaglio costante. “Mia moglie è stata costantemente mancata di rispetto dalla mia famiglia, non importa quanto abbiamo provato a unirci come una cosa sola. Mia madre ha ripetutamente invitato donne del mio passato nelle nostre vite in modi che erano chiaramente pensati per mettere a disagio entrambi“.

E ancora: “Nonostante questo, siamo comunque andati a Londra per il compleanno di mio padre e siamo stati rifiutati per una settimana mentre aspettavamo nella nostra stanza d’hotel cercando di organizzare del tempo di qualità con lui. Ha rifiutato ogni nostro tentativo, a meno che non fosse per la sua grande festa di compleanno con cento ospiti e telecamere ovunque“.

Il giovane Beckham lancia accuse davvero dure: “Quando alla fine ha accettato di vedermi, era a condizione che Nicola non fosse invitata. È stato uno schiaffo in faccia. Più tardi, quando la mia famiglia è venuta a Los Angeles, si sono rifiutati di vedermi del tutto.”

Il passaggio è durissimo perché racconta un’esclusione esplicita: “vederti sì, ma senza tua moglie”.

“La mia famiglia mette il brand Beckham sopra ogni cosa”

In un’altra storia, Brooklyn punta il dito su ciò che definisce una priorità malata: l’apparenza. “La mia famiglia dà valore alla promozione pubblica e alle sponsorizzazioni più di qualsiasi altra cosa. Il brand Beckham viene prima. L’‘amore’ della famiglia si misura in base a quanto pubblichi sui social, o a quanto velocemente molli tutto per presentarti e posare per una foto di famiglia, anche se questo va a discapito dei nostri obblighi professionali“.

E ancora: “Per anni ci siamo fatti in quattro per esserci e supportare ogni sfilata, ogni festa e ogni attività con la stampa per mostrare ‘la nostra famiglia perfetta’. Ma l’unica volta in cui mia moglie ha chiesto il supporto di mia madre per salvare dei cani sfollati durante gli incendi di Los Angeles, mia madre ha rifiutato.”

Se fino a ieri la crisi tra Brooklyn e la famiglia Beckham veniva raccontata come un “raffreddamento dei rapporti” o come una banale distanza, oggi la situazione sembra tutt’altro che recuperabile. Perché qui non si parla di incomprensioni: Brooklyn sta denunciando un sistema, un modello di famiglia che definisce performativo, costruito per la stampa e per mantenere intatta una facciata. E soprattutto, rivendica una cosa con forza: la sua serenità, oggi, esisterebbe solo perché è fuori da quel meccanismo.

Il risultato è una frattura che appare totale, con un messaggio destinato a pesare come un macigno: Brooklyn Beckham non vuole più essere “il figlio di”, ma una persona libera.

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