Le assurde critiche a Benedetta Rossi e Marco che hanno scelto di non pubblicare sui social immagini delle loro figlie
Benedetta Rossi e Marco hanno annunciato che non mostreranno sui social le immagini delle loro figlie. Molte follower però non l'hanno presa benissimo e ci sono state diverse critiche
La scelta di Benedetta Rossi e Marco Gentili di proteggere le due figlie dall’esposizione sui social sta facendo discutere. Dopo il ritorno in Italia con Natacha e Sharlyn, le due sorelle di 10 e 9 anni adottate in Costa Rica, la coppia ha iniziato a raccontare con molta cautela questa nuova fase della propria vita. Benedetta e Marco avevano del resto chiarito fin dall’inizio di voler affrontare l’adozione lontano dagli schermi, chiedendo alla loro enorme community comprensione e rispetto per uno spazio privato particolarmente delicato.
Benedetta Rossi e Marco proteggono le bambine: niente volti sui social
La linea scelta dai due neogenitori appare chiarissima anche dalle immagini pubblicate al ritorno in Italia. Per annunciare di essere finalmente a casa, Benedetta ha condiviso una fotografia delle mani della famiglia insieme alla zampa di Cloud, senza mostrare i volti delle bambine. Un modo per condividere la felicità senza trasformare le figlie in protagoniste della sua esposizione pubblica.
E non bisogna dimenticare il momento che Natacha e Sharlyn stanno vivendo: hanno lasciato il Costa Rica e stanno cominciando una vita completamente nuova in Italia, all’interno di una famiglia che si sta costruendo giorno dopo giorno. Benedetta stessa ha parlato di «tantissime prime volte» e della necessità di accompagnare le bambine nell’elaborazione delle tante emozioni vissute.
La scelta, però, non è piaciuta a tutti. Tra i commenti ai post di Benedetta sono apparse anche richieste insistenti affinché venga pubblicata almeno una fotografia delle bambine. Nel commento che riportiamo, una follower arriva a sostenere che, dopo aver seguito per anni la quotidianità della coppia e aver acquistato libri, friggitrice ad aria, pentole e altri prodotti consigliati, i follower una foto delle piccole in qualche modo «la meritavano». È proprio questa parola, meritavano, a lasciare perplessi.
Le accuse contro Benedetta Rossi, «Abbiamo comprato i tuoi libri, almeno una foto la meritavamo»: il cortocircuito dei social
È qui che emerge uno degli aspetti più problematici del rapporto che talvolta si crea tra personaggi molto popolari e pubblico. Seguire qualcuno quotidianamente può generare un fortissimo senso di familiarità. Benedetta Rossi, inoltre, ha costruito negli anni un rapporto particolarmente diretto con chi la segue, mostrando la sua casa, Cloud, Marco, le giornate di lavoro, i viaggi e tanti momenti della sua vita. Ma condividere molto non significa rinunciare per sempre al diritto di stabilire un confine.
Soprattutto, acquistare un libro, una pentola o un prodotto consigliato da una creator non dà alcun diritto di accesso alla sua famiglia. Il rapporto commerciale termina con ciò che è stato acquistato; quello affettivo resta una relazione tra pubblico e personaggio pubblico. Non può trasformarsi in una sorta di contratto implicito secondo il quale, dopo anni di sostegno, ogni dettaglio della vita privata debba essere restituito sotto forma di contenuto. Pensare «io ti ho sostenuta, quindi adesso mostrami le tue figlie» rischia di assomigliare più a una pretesa che a una manifestazione d’affetto.
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Le figlie di Benedetta Rossi non devono nulla ai follower
C’è poi un punto ancora più importante: qui non stiamo parlando soltanto della privacy di Benedetta Rossi e Marco Gentili, ma di quella di due minori. Le bambine non hanno scelto la popolarità dei loro genitori, non hanno costruito una community e soprattutto non hanno alcun debito nei confronti di milioni di persone che hanno seguito Benedetta negli ultimi anni.
Anzi, probabilmente il gesto più coerente con l’affetto manifestato nei confronti della coppia sarebbe proprio quello di rispettarne la decisione senza chiedere altro. Benedetta e Marco hanno già scelto di condividere una parte enorme della loro felicità: hanno raccontato il lungo percorso verso l’adozione, il primo incontro del 13 luglio, l’emozione di sentirsi chiamare «mamma e papà» e il ritorno a casa. Il resto può tranquillamente rimanere fuori da Instagram. Non tutto ciò che emoziona deve necessariamente diventare una fotografia da pubblicare. E nessun follower, per quanto affezionato, può rivendicare il diritto di vedere il volto di un bambino.