La valle dell’Eden: Florence Pugh è mostruosamente brava in una serie Netflix che merita di essere vista
Tra le serie Netflix in piattaforma a ottobre ci sentiamo di consigliarvi La valle dell'Eden tratta da un romanzo con la protagonista che vi conquisterà sia nel bene che nel male
Ho finito di vedere La valle dell’Eden su Netflix e, se dovessi scegliere un solo motivo per consigliare questa serie, non avrei dubbi: Florence Pugh. La sua Cathy Ames è un personaggio che mette i brividi, una donna capace di qualsiasi cosa, anche di gesti che sembrano andare oltre ogni immaginazione. Eppure, episodio dopo episodio, è proprio lei quella che aspettiamo di rivedere. Vogliamo sapere cosa farà, chi finirà nella sua rete, fino a che punto sarà disposta a spingersi. E soprattutto, almeno nel mio caso, viene spontaneo chiedersi come sia possibile che una persona riesca a essere così spietata.
Ma sarebbe riduttivo parlare soltanto di Cathy, perché La valle dell’Eden, la miniserie Netflix tratta dal romanzo di John Steinbeck, ha parecchio da offrire. La storia è convincente, la ricostruzione storica è curata e gli attori sono quasi tutti all’altezza dei rispettivi ruoli.
Qualche episodio scorre meglio di altri, ci sono passaggi in cui il ritmo rallenta e si ha la tentazione di chiedere agli sceneggiatori di arrivare al punto. Poi, però, la narrazione riprende quota e ci si accorge che alcuni di quei momenti erano necessari. E c’è un altro aspetto che ho apprezzato particolarmente: la serie non ha paura di far morire personaggi importanti. Una scelta che contribuisce a rendere gli eventi meno prevedibili e che, in più di un’occasione, riesce davvero a sorprendere.
La valle dell’Eden, Florence Pugh nei panni di Cathy Ames: difficile immaginare un’attrice migliore
Se avete già visto La valle dell’Eden, probabilmente sapete di cosa sto parlando. Florence Pugh è magnetica. Riesce a cambiare completamente espressione nel giro di pochi secondi, passando da un’apparente dolcezza a uno sguardo che lascia intuire intenzioni tutt’altro che rassicuranti. A volte basta il modo in cui osserva un altro personaggio per capire che qualcosa sta per andare storto.
La cosa che mi ha colpito maggiormente è la naturalezza con cui interpreta Cathy. Non sembra mai impegnata a dimostrare quanto sia cattiva, non ha bisogno di esagerare con i gesti o con le espressioni. Anzi, spesso sono proprio le scene più tranquille a risultare inquietanti. Quando Cathy sorride, quando finge interesse per qualcuno, quando pronuncia parole apparentemente innocenti, si ha quasi sempre la sensazione che stia preparando qualcosa.
E poi c’è una questione che merita di essere affrontata: Cathy è nata cattiva ( perfida o persino psicopatica verrebbe da pensare, anche se il termine è un po’ abusato) oppure è diventata così per quello che ha vissuto? La serie prova a raccontare anche il suo passato, cercando di dare una spiegazione ad alcuni comportamenti. Una scelta interessante, ma che può lasciare qualche dubbio. Dobbiamo necessariamente trovare una giustificazione per ogni personaggio crudele? Non possiamo semplicemente accettare che esistano persone incapaci di provare empatia per gli altri?
È una delle differenze più significative rispetto al romanzo di Steinbeck, nel quale Cathy rappresenta una forma di malvagità ancora più radicale. Anche parte della critica internazionale si è interrogata su questa scelta dell’adattamento firmato da Zoe Kazan. Cercare di rendere Cathy più comprensibile significa davvero renderla più interessante?
A me questa versione è piaciuta, soprattutto perché Florence Pugh riesce a non trasformare mai Cathy in una vittima da compatire. Possiamo conoscere qualcosa in più della sua storia, possiamo persino intuire da dove arrivino certe reazioni, ma questo non cancella quello che fa agli altri. E, diciamolo, in alcuni momenti è davvero difficile trovare anche un solo motivo per difenderla.

La trama de La valle dell’Eden funziona, anche se qualche episodio è un po’ lento
Portare sullo schermo un romanzo come La valle dell’Eden non era un’impresa semplice. John Steinbeck ha costruito una storia complessa, attraversata da conflitti familiari, rivalità, tradimenti, sensi di colpa e rapporti difficilissimi tra genitori e figli. C’era parecchio materiale da gestire e il rischio di perdersi tra personaggi e vicende secondarie era concreto.
La miniserie Netflix sceglie di dare particolare importanza a Cathy, ma lascia comunque spazio alla famiglia Trask e soprattutto al rapporto tra Adam e Charles ( e successivamente a quello dei gemelli). Due fratelli profondamente diversi, cresciuti con il bisogno di conquistare l’affetto di un padre che non è stato capace di amarli nello stesso modo. La rivalità tra i due è uno degli elementi più interessanti della prima parte della storia e aiuta a comprendere molte delle scelte che faranno successivamente.
Christopher Abbott interpreta Adam, mentre Mike Faist veste i panni di Charles. Entrambi convincenti, anche se personalmente ho trovato Charles un personaggio più interessante di quanto mi aspettassi. La sua rabbia, la gelosia nei confronti del fratello e quel continuo bisogno di sentirsi riconosciuto lo rendono difficile da giudicare in maniera netta.
Quanto al ritmo, non voglio sostenere che tutti e sette gli episodi siano ugualmente riusciti. Non è così. Alcuni hanno una forza narrativa decisamente superiore, altri sembrano dilungarsi in situazioni che avrebbero potuto essere raccontate più rapidamente. Ci sono momenti in cui la storia perde un po’ di tensione e l’attenzione rischia di calare.
Non ho però trovato questi rallentamenti particolarmente fastidiosi. In una serie che racconta vicende familiari distribuite nell’arco di molti anni, dedicare tempo alla costruzione dei rapporti è importante. E quando arrivano i momenti decisivi, certe dinamiche acquistano un significato che probabilmente non avrebbero avuto senza tutto quello che abbiamo visto prima.
Forse si poteva trovare un equilibrio migliore, questo sì. Ma preferisco una storia che ogni tanto si prende qualche minuto di troppo piuttosto che una serie nella quale tutto accade velocemente e nessuno dei personaggi ha il tempo di diventare davvero interessante.
La valle dell’eden: le morti e i colpi di scena sono uno dei punti di forza della serie Netflix
C’è un aspetto de La valle dell’Eden che ho apprezzato moltissimo e che secondo me merita di essere sottolineato: la capacità di sorprendere lo spettatore anche attraverso la morte di personaggi che sembravano destinati ad avere un ruolo importante fino alla fine.
Non entrerò nei dettagli per evitare spoiler a chi deve ancora vedere la serie, ma alcune uscite di scena sono davvero inaspettate. E non parlo soltanto dell’effetto sorpresa. Parlo delle conseguenze che quelle morti hanno sugli altri personaggi, del modo in cui cambiano gli equilibri e costringono la storia a prendere direzioni differenti.
Siamo talmente abituati a vedere protagonisti che sopravvivono a qualsiasi situazione che, quando una serie decide di non proteggerli, l’effetto si sente. In questo caso funziona particolarmente bene perché gli eventi più drammatici non sembrano inseriti soltanto per stupire chi guarda. Sono parte integrante di un racconto nel quale le scelte individuali finiscono spesso per avere conseguenze devastanti anche sulla vita degli altri.
Cathy, naturalmente, ha un ruolo centrale in molti degli eventi che sconvolgono le famiglie protagoniste. Ma sarebbe ingiusto attribuire a lei ogni responsabilità. Anche gli altri personaggi commettono errori, prendono decisioni discutibili, si lasciano condizionare dalla gelosia, dall’orgoglio o da un’idea sbagliata dell’amore.
Ed è interessante osservare come, con il passare degli episodi, certi comportamenti sembrino ripetersi. Cambiano le generazioni, cambiano i protagonisti, ma alcune ferite continuano a produrre gli stessi effetti.

Non solo Cathy: gli altri personaggi meritano attenzione
Uno dei rischi di una serie con una protagonista così forte è che tutto il resto finisca inevitabilmente in secondo piano. E in alcuni momenti succede anche ne La valle dell’Eden. Quando Florence Pugh non è in scena, la sua assenza si avverte. Non perché gli altri attori siano poco convincenti, ma perché Cathy possiede una forza narrativa difficile da eguagliare.
Eppure la storia di Adam, Charles e successivamente quella di Cal e Aron ha molto da raccontare. Il rapporto tra padri e figli, in particolare, attraversa tutta la serie e diventa uno degli elementi più importanti della seconda parte.
Mi è piaciuto il modo in cui viene raccontata la difficoltà di sentirsi amati, soprattutto quando si cresce con la convinzione che qualcun altro sia sempre migliore di noi. È un tema che ritorna continuamente e che aiuta a comprendere anche alcuni comportamenti apparentemente inspiegabili.
Tra i personaggi secondari de La valle dell’Eden, merita attenzione Lee, interpretato da Hoon Lee. La sua presenza porta una sensibilità diversa all’interno della storia. È una figura che osserva, comprende e spesso riesce a vedere quello che gli altri, troppo coinvolti nei propri conflitti, non sono in grado di riconoscere.
Avrei forse voluto vedere qualche scena in più dedicata ad alcuni protagonisti secondari, soprattutto nella parte conclusiva. Ma nel complesso il cast funziona e riesce a sostenere una storia che, senza interpreti all’altezza, avrebbe rischiato di diventare eccessivamente melodrammatica.
La valle dell’Eden è una bella serie? La mia opinione dopo aver visto tutti gli episodi
Alla fine dei sette episodi, il giudizio su La valle dell’Eden è decisamente positivo. Non la definirei un capolavoro e non credo sia necessario farlo per consigliarne la visione. È una serie ben costruita, con una storia che riesce a coinvolgere, personaggi interessanti e diversi momenti capaci di sorprendere. Ha qualche problema di ritmo, alcune scelte narrative possono essere discusse e non tutti gli episodi lasciano la stessa impressione. Ma il bilancio resta più che favorevole.
La cosa che ho apprezzato maggiormente, oltre alla prova di Florence Pugh, è che la serie non cerca necessariamente di farci amare i suoi protagonisti. Ci sono personaggi che prendono decisioni assurde, altri che si comportano in maniera egoista, altri ancora che continuano a ripetere gli stessi errori nonostante abbiano avuto mille occasioni per cambiare.
E Cathy? Cathy meriterebbe probabilmente una recensione tutta sua. Perché più si va avanti con la storia, più diventa difficile capire come rapportarsi a lei. Ci sono momenti nei quali si vorrebbe entrare nello schermo per avvertire gli altri personaggi di non fidarsi. Altri in cui viene spontaneo domandarsi se sia davvero incapace di amare o se semplicemente abbia imparato a vivere considerando i sentimenti degli altri un ostacolo.
Non so se questa versione di Cathy Ames convincerà tutti gli appassionati del romanzo di Steinbeck. So però che Florence Pugh ha fatto un lavoro straordinario e che, senza di lei, probabilmente avrei giudicato la serie in maniera diversa.
Vale la pena vedere La valle dell’Eden su Netflix? Per me assolutamente sì. Bisogna accettare qualche momento più lento e avere voglia di seguire una storia familiare complessa, nella quale non tutto viene spiegato immediatamente e non sempre le persone ottengono quello che meritano.
E poi bisogna prepararsi a Cathy. Perché per quanto si possa pensare di aver capito di cosa sia capace, riesce quasi sempre a trovare il modo di sorprenderci. E raramente in senso positivo.