Peppone Calabrese e il suo Camper Osteria Italia: non si bada agli ascolti ma al racconto
Peppone Calabrese spiega perchè non parla mai di ascolti ma bada alla sostanza: il pubblico ama il suo stile e il racconto che Camper fa del territorio e del cibo
Peppone Calabrese ha le idee molto chiare sulla televisione che vuole portare al pubblico con Camper Osteria Italia. Il conduttore, intervistato da Fanpage.it, ha spiegato di non voler costruire il programma inseguendo percentuali e dati Auditel. Una scelta precisa: al centro devono esserci i territori, le persone e quelle piccole realtà italiane che spesso faticano a trovare spazio sul piccolo schermo.
«Io non faccio mai commenti sugli ascolti», ha spiegato Peppone Calabrese, sottolineando come concentrarsi troppo sullo share finirebbe inevitabilmente per condizionare anche le scelte editoriali. Il suo obiettivo è un altro: raccontare i paesi, le osterie e le comunità che incontra durante il viaggio televisivo. Un progetto nel quale crede profondamente anche per ragioni personali. Calabrese viene infatti dalla provincia di Potenza, una terra che sente profondamente sua e che difende con orgoglio: se c’è chi considera Potenza una delle città meno belle d’Italia, per lui resta «la più bella del mondo».
Peppone Calabrese risponde alle critiche su Camper Osteria Italia
Il conduttore non nasconde che, insieme ai tanti apprezzamenti, arrivino anche critiche e messaggi di telespettatori che preferivano altre formule del programma o che semplicemente non apprezzano alcune scelte. Peppone, però, assicura di non avere sassolini da togliersi dalla scarpa. Al contrario, cerca di capire cosa non abbia funzionato per una parte del pubblico, senza però tentare di convincere a tutti i costi chi la pensa diversamente. Resta infatti convinto del lavoro realizzato insieme agli autori e alla redazione.
Tra gli aspetti di Camper Osteria Italia ai quali è maggiormente legato c’è quello dedicato all’antropologia del cibo. Per Peppone non basta mostrare una ricetta o raccontare quanto sia buono un piatto: è molto più interessante spiegare perché una determinata preparazione sia diventata parte della storia di un territorio. L’esempio è quello del baccalà e della sua presenza nella tradizione gastronomica di città di mare come Napoli e Bari. Dietro un ingrediente apparentemente semplice si nascondono infatti storia, abitudini, scambi e identità.
Una televisione che racconta i piccoli paesi e chi continua ad amarli
È proprio questa la televisione che Peppone Calabrese sembra voler difendere: una TV che non abbia paura di rallentare per raccontare un orto domestico, un artigiano o un paese che rischia di spopolarsi. Temi che si intrecciano anche con la sostenibilità, ma soprattutto con la necessità di mantenere vivo il legame tra le persone e i luoghi nei quali sono cresciute.
Il conduttore conosce bene queste realtà perché continua a frequentarle. E racconta l’emozione di vedere piccoli centri di appena mille abitanti tornare improvvisamente a riempirsi quando arriva il momento di una festa popolare. Persone che magari vivono altrove rientrano, le famiglie si ritrovano e l’intera comunità si stringe attorno alle proprie tradizioni. Per Peppone la spiegazione è semplice: lo fanno per amore della loro terra. Ed è proprio quell’amore che Camper Osteria Italia vuole provare a portare ogni giorno in televisione, prima ancora di qualsiasi ragionamento sullo share.
Peccato che però in questa intervista molto bella, si sia parlato dello sforzo di Peppone Calabrese in piedi sempre in diretta ( cosa che tutti i conduttori del day time fanno, e anche per molto più tempo di lui) e non sia venuto in mente a nessuno di chiedere come mai, il programma estivo, vada in onda in replica… >>> Camper in replica l’ennesima scelta imbarazzante della rai