Voglio Essere un Mago è uno show dentro lo show: l’ottimo esordio del nuovo reality di Rai2

Dopo una attesa durata quasi due mesi, è finalmente andata in onda la prima puntata di questo inedito nuovo reality show di Rai Due dal titolo Voglio Essere un Mago: uno show realizzato sulla falsariga de Il Collegio ma che fin dall’esordio promette di scostarsi di molto dal racconto puramente scolastico ed emotivo che dal 2017 va in onda con successo sul Secondo Canale. L’accademia di Voglio Essere un Mago difatti ha davvero ben poco di prettamente didattico e tutto si svolge in funzione dei trucchi di magia e di illusionismo da spiegare (prima) e da realizzare (dopo).

Il programma è provvisto anche di un regolamento di gara con tanto di squadre che in ogni puntata devono distinguersi prima in una prova vantaggio e in seguito in una prova a squadre che elegge di fatto la squadra migliore ma anche la squadra peggiore che manda a rischio eliminazione (espulsione) i suoi membri. Questa struttura fa sì che Voglio Essere un Mago si proponga a metà fra il classico reality con adolescenti ed un game show ed eliminazione diretta. E rispetto a Il Collegio, possiamo dire che Voglio Essere un Mago ha anche un elemento distintivo in più: è lo show nello show.

Voglio Essere un Mago è uno show nello show: la vera novità di Rai2

Forse fra Felicissima Sera con Pio e Amedeo e Da Grande di Alessandro Cattelan, è Voglio Essere un Mago ad aver innovato davvero il linguaggio nel mondo dei programmi tv in quanto riesce ad unire – senza far pastrocchi – il mondo dei reality con liason e litigate adolescenziali, il mondo dei game show (con il suo articolato regolamento) usando come filo conduttore un terzo elemento, quello del mondo dell’illusionismo; un settore che solitamente in tv è relegato a brevi apparizioni in talent show come Italia’s Got Talent o concorsi di nicchia.

Il mondo dell’illusionismo è l’architrave di Voglio Essere un Mago al punto tale che nel corso della prima puntata abbiamo assistito a ben quattro numeri di magia completi di cui tre realizzati su un palco dai giovani apprendisti maghi in “gara”. Il risultato è che assistiamo ad uno show dentro lo show. Una cosa non di poco conto e che porta il tenore di coinvolgimento del pubblico ad un livello superiore rispetto al classico reality post-prodotto e magari a tinte trash che tutti si aspettavano di vedere.

Voglio Essere un Mago: dimmi che fai Harry Potter senza dirmi che fai Harry Potter

Se già di per sé il programma ha una buona fattura, il programma si spinge troppo a richiami legati al mondo di Harry Potter: è sotto l’occhio di tutti che lo smistamento in casate dei teen wizard è particolarmente simile allo stesso smistamento che avviene fra le mura di Hogwats; altrettanto “ispirate” sono le stesse case in quanto i Piume d’Oro sono i Grifondoro e gli Oceano Blu sono i Serpeverde. Gruppi di allievi tanto simili nel nome quanto anche nelle intenzione visto che da un lato ci sono i Potteriani gentili e preparati, dall’altro i wannabe Malfoy arrivisti e intraprendenti. Dal mondo Rowling è stato mutuato persino lo Specchio delle Brame che su Rai2 è diventato lo specchio dei desideri.

A completare il racconto di Voglio Essere un Mago ci sono gli inaspettati tocchi magici di Raul Cremona e Silvan. Cremona, che interpretato il magister dell’accademia, ha dovuto smettere i panni di showman comico per diventare più serio ed equidistante. Perfetta la narrazione fuori campo del Mago Silvan, il vero mago dei maghi.

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