La vita bugiarda degli adulti recensione: il viaggio di Giovanna tra ribellione e trasgressione

Quanto è difficile diventare donna, diventare grande, in un mondo fatto di adulti che ti circondano solo di bugie, che raccontano bugie da prima che tu nascessi ma che pretendono da te solo il massimo? E’ forse la domanda implicita che Giovanna, la protagonista de La vita bugiarda degli adulti, il nuovo romanzo di Elena Ferrante, si pone. Una domanda alla quale lei trova una risposta: ribellarsi ed essere quello che i suoi genitori, i suoi amici, i suoi parenti, mai avrebbero voluto che diventasse. Non è solo ribellione, è anche la risposta alle troppe bugie, a una vita ipocrita fatta di bei voti a scuola, fatta di un percorso senza un Dio al quale rendere conto, di belle parole e di vuoti cosmici incolmabili. Eppure Giovanna non è una millennials ma potrebbe esserlo perchè i suoi dubbi, le sue incertezze, le sue angosce, potrebbero essere quelle di una qualsiasi bambina adolescente, che si ritrova avvolta da una foschia che le impedisce di vedere. Puntare i fari in cerca di risposte, in cerca della strada: la guida insicura, un tamponamento, l’uscita di strada. Il percorso di Giovanna verso quel mondo degli adulti che tanto le fa schifo è complicato ed è solo lei a darsi alla fine, le risposte che nessuno, nè suo padre, nè sua madre, le hanno saputo dare.

C’è un po’ di quello che abbiamo già letto anche nei personaggi di questo romanzo: c’è un po’ di Lila nella zia Vittoria,c’è un po’ di Lenù anche in Giovanna, che incontra un primo amore rozzo ma poi perde la testa per il ragazzo colto. Tornano i tradimenti, il quartiere ghetto che si contrappone al Vomero, i colori e i sapori di una Napoli ancora potente nelle sue comparse.

Ribellione, fuga, trasgressione, voglia di essere diversi: sono solo alcuni degli ingredienti di un libro che invita a riflettere anche sul ruolo che hanno i genitori in uno dei periodi più complicati di un figlio.

-Attenzione da questo punto presenti spoiler sulla trama del romanzo-

«Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto — gli spazi di Napoli, la luce blu di un febbraio gelido, quelle parole — è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione».

LA VITA BUGIARDA DEGLI ADULTI: LA RECENSIONE DEL NUOVO ROMANZO DI ELENA FERRANTE

E’ questo il nuovo romanzo di Elena Ferrante, scorrevole come sempre, si divora in poche ore nell’attesa di conoscere le mosse di Giovanna, nell’attesa di un finale che però, dobbiamo già dirlo, lascia l’amaro in bocca. La potenza di questo romanzo sta tutta nella sua prima parte, nelle prime 100 pagine che lasciano il segno. Giovanna ci riporta nella Napoli de L’amica Geniale. Una collocazione diversa dal punto di vista temporale, ma quei luoghi ci fanno inevitabilmente ripensare al liceo di Lenù, al negozio di scarpe, a Lila…E’ il mondo di Elena Ferrante, questa volta raccontato in modo diverso perchè il punto di vista non è quello di una donna adulta che ricorda quello che è stato, ma di una tredicenne piena di ansie, di dubbi, di paure. Una ragazzina alla scoperta del suo corpo, alla scoperta del corpo maschile che ha avuto molte risposte teoriche dai suoi genitori ma che in loro, ha solo degli esempi sbagliati. Un mondo che era stato costruito per proteggerla si distrugge in pochi secondi: sono le bugie degli adulti a portarle via tutte le sue sicurezze, le sue certezze. E lei diventa quella figlia che nessuno vorrebbe avere: brutta, insipida, svogliata. Ma soprattutto diventa una zoccola. Nella sua testa prima, con i fatti dopo. E’ così che si chiude questo romanzo dalle mille bugie. Con una scelta, quella di Giovanna, che lascia il segno. Il suo segno. Un braccialetto lasciato a terra che forse mai nessuno troverà, simbolo di tutto quello che Giovanna mai avrebbe voluto essere. Dall’ossessione per la pulizia, all’ossessione per lo specchio: tutte le insicurezze di una ragazzina che si sente brutta a causa delle parole di suo padre emergono in tutte le pagine del romanzo.

Il suo pensiero dell’amore è stato rovinato dai racconti duri di zia Vittoria, figura fondamentale nella narrazione. E Giovanna ha smesso di pensare alla sua prima volta con un principe azzurro che mai è esistito nei suoi sogni. Lei non può amare liberamente. Lei decide di provare quelle sensazioni, le prime volte, con sconosciuti, con uomini che la ripugnano. E lo fa perchè a sedici anni il mondo si rovescia. Il tradimento di suo padre, la reazione di sua madre e quei baci dati alla sua migliore amica troppo spesso ci lasciano pensare che dietro alla sensibilità di Giovanna ci siano anche delle incertezze. I racconti di zia Vittoria, troppo forti per una tredicenne, cancellano via quella ingenuità che forse Giovanna aveva ricercato e che ha perduto in frammenti di secondi. E lei proprio come sua zia Vittoria si innamora dell’uomo di un’altra donna ma non ha il coraggio di prendersi quello che desidera, perchè forse, in fondo, non è neppure quello che vuole.

Sul finale la nostra protagonista riallaccia i rapporti con la sua amica Ida, che ama scrivere e che in un racconto parla di tutte le volte che vedeva lei e sua sorella baciarsi di nascosto da bambine. Ida ha perso la sua verginità solo perchè voleva sapere cosa si provava ma sa che potrà amare solo un’altra donna come lei. E Giovanna? Anche lei vuole aprire il suo cuore alla sensibilità di chi potrebbe comprendere il suo animo e non di un uomo che vede solo il suo seno, il suo sedere e poi le metterebbe un sacchetto in testa per fare sesso? Zia Vittoria le ricorda che forse, l’unica cosa da donna che le è rimasta, è la verginità. Ed ecco che quindi, l’ultimo atto di una ribellione che deve completarsi è l’oltraggio. Perdere la verginità con un delinquente, con un ragazzo ossessionato da lei. Non vuole neppure spogliarsi, non vuole neppure essere baciata. Vuole solo fare presto. Pochi istanti per cancellare la volontà di zia Vittoria, di papà Andrea, di mamma Nella.

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