In Nomadland le storie di chi non ha un tetto ma ha una casa: recensione

C’era grande attesa per il ritorno al cinema anche per vedere il film vincitore di ben tre statuette. Tre premi oscar per Nomadland che ha vinto il premio come miglior film, per la migliore attrice protagonista ( la bravissima Francesc McDormand) e come migliore regia ( Chloé Zhao). Da una settimana ormai i cinema sono tornati in attività in Italia e il film è anche sbarcato su Disney Plus, una occasione in più per vederlo e per scoprire come mai Nomadland si sia portato a casa ben tre premi. Il film racconta la storia di una donna che ha scelto di cambiare totalmente vita dopo la morte di suo marito e dopo aver perso quello che è stato il loro mondo per tanti anni. Fern aveva tutto quello che sembrava bastarle: una piccola casetta con vista sul deserto, un lavoro, una famiglia. Ma forse ha sempre saputo che avrebbe voluto cambiare e che in fondo, il mondo quello vero, non era il luogo che lei aveva sognato sempre. Come vedremo nel corso del film infatti, Fern non ha mai voluto avere un posto in un mondo diverso che non fosse il suo. Ed è anche per questo che, pur potendo vivere con sua sorella, decide di continuare la sua vita nel Van, in giro per gli States, in continuo movimento, alla ricerca di quel lavoro occasionale che le dà la dignità che ha sempre voluto e cercato.

Nomadland: la recensione di UNF

Nomadland è un film che invita a riflettere, che non vi stupirà con effetti speciali ma che è lo specchio di un pezzo di America ( e forse anche di mondo) che esiste e che racconta tutta un’altra storia. L’opposto del sogno americano: non una casa, non una famiglia numerosa, non le tavolate con gli amici e le feste in piscina. E’ una America degli invisibili, di chi deve lavorare fino a età avanzata, degli ultimi. Ma anche di chi fa una precisa scelta di vita, stanco dei ritmi della città, di essere un cavallo da soma che lavora tutta la vita per poi magari morire a pochi giorni dalla tanto attesa pensione. Fern rappresenta una donna libera di scegliere: sceglie di non affittarsi una casetta da pensionata, di continuare il suo viaggio, di non accettare le regole che il mondo ha scritto per lei. Ma questo significa sacrificio, rinunce…Ma ci vuole più coraggio a continuare a viaggiare, lavorando dove si trova in giro per gli States, o rimettersi in gioco con un uomo che ti ama, che ti invita a voltare pagina e a scrivere una nuova storia? Ci vuole più coraggio a passare un altro capodanno da sola nel tuo van o a festeggiare in una casa calda, con una nuova famiglia pronta ad accoglierti? Qual è davvero la scelta rivoluzionaria, quella di chi resta e prova o quella di chi continua il suo viaggio alla ricerca perenne di qualcosa che poi resta sempre la stessa?

Durante questo viaggio Fern scopre le storie di chi ha perso tutto perchè non poteva permettersi un ricovero in ospedale, cosa che accade purtroppo giornalmente negli Usa. Di chi si è ammalato e non vuole continuare la sua vita in un letto di ospedale. Di chi fa del viaggio una scelta di vita per dire no alla frenesia di un mondo che va troppo veloce. E lei, perchè ha scelto il suo Van, perchè ha scelto di vagare, spesso anche da sola, rifiutando proposte, amicizie, nuovi amori? Si cerca qualcosa o si scappa da altro ? E’ questa la domanda che lo spettatore si fa guardando il film e spesso, mentre Fern o gli altri guardano qualcosa all’orizzonte, anche i pensieri di chi guarda si perdono in mille riflessioni e domande che però difficilmente trovano risposta. E se l’intendo della regista era proprio questo, lo ha colto in pieno.

Nella regia e nella fotografia tutto quello che ci si può aspettare da un film con un potente messaggio da veicolare. I capelli di Fern così corti perchè non sempre si ha la possibilità di avere qualcosa con cui asciugarli. Quegli occhi vispi ma anche tanto stanchi, che hanno visto tanto e che molto altro sperano di vedere. Quelle rughe di rassegnazione ma anche di curiosità verso qualcosa che c’è e che sta ancora aspettando. E quei gesti che si ripetono ogni anno, sempre uguali, come la coroncina per celebrare l’arrivo del nuovo anno.

Senza tetto ma non senza casa

“I’m not homeless, I’m just houseless dice Fern rispondendo a una sua ex alunna che le chiede se è vero che ora è diventata una senza tetto. Fern la sua casa ce l’ha, è il suo Van, un piccolo mondo che ha tutto quello che serve e che racchiude il poco che le è rimasto. Alcuni oggetti di suo marito che ha trasformato in qualcosa di utile per la nuova vita nel Van e quel servizio di piatti, regalo della sua famiglia, insieme ad alcune foto di quando era bambina, tra le poche cose che la legano al passato.

Ci vediamo lungo la strada

Con alcune frasi forti e potenti, che ti restano in testa indelebili, Nomadland scava nel profondo. Non dimentichi facilmente i volti, alcuni oggetti, quelle città totalmente deserte che però hanno spazio per gli ultimi, i dimenticati. Non dimentichi le amicizie, i rapporti speciali, un accendino regalato per caso. E torni a riflettere perchè a viaggiare non sono solo le persone che hanno già una vita “normale” alle spalle, ma anche i giovani che in questo mondo così pieno di progressi, di stimoli, ma anche di aspettative e carichi emotivi, non trovano la strada e la cercano altrove, nel viaggio che è vita, non morte.

In quella strada che ti porta ovunque tu voglia, che è incontro e scontro. Che è solidarietà ma anche solitudine. Che è vita e non morte. Un arrivederci e non un addio. Non c’è nulla che finisca perchè il viaggio continua per sempre e perchè in fondo, ci rivedremo lungo la strada.

Cose da sapere su Nomadland

Chloé Zhao ha vinto la statuetta per la miglior regista agli Oscar 2021, ed è diventata la seconda donna della storia a ricevere tale riconoscimento dopo Kathryn Bigelow (The Hurt Locker), la prima di origini asiatiche.

Il film è basato sul libro Nomadland – Un racconto d’inchiesta, scritto dalla giornalista Jessica Bruder e pubblicato nel 2017. A partire da un servizio sulle moltissime persona che in America si ritrovano a dover scegliere tra il pagare l’affitto e mettere del cibo sotto i denti, il libro è incentrato su Linda May, una nonna di 64 anni che vive viaggiando nella sua Jeep.

Linda May, Charlene Swankie e Bob Wells sono tre delle persone che Fern incontra nel suo viaggio. Non sono attori ma nomadi che vivono realmente come raccontano nel film e anche per questo hanno mantenuto i loro nomi. E per capire meglio la vita di un nomade anche la protagonista di Nomadland ha dormito per un periodo nel Van durante le riprese del film.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.